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Servizio Civile: annullato il bando per 18mila Ragazzi

Il confine tra giustizia e ingiustizia talvolta è così sottile che forse l’unica cosa che possiamo far pesare sulla bilancia sono i numeri, anche se non sempre sono sufficienti: come in questo caso, dove ha vinto uno contro 18 mila. Stiamo parlando del ricorso portato da un giovane pakistano davanti al giudice del lavoro contro le selezioni per il Servizio Civile per l’anno 2012: non è giusto che venga escluso dalla selezione chi non ha la cittadinanza italiana. Quando si dice ai posteri l’ardua sentenza…

Ebbene sì, perché per il giudice del lavoro Carla Bianchini non deve essere stato affatto facile prendere una simile decisione: da un lato un’argomentazione e un ricorso più che giusti, dall’altro 18mila ragazzi pronti ad entrare in servizio. Alla fine il singolo ha vinto sugli altri e l’intero concorso per l’anno 2012 è stato annullato e non senza danni: perché non si tratta “soltanto” di tanti ragazzi che hanno visto sfumare il loro sogno da 433,80 euro al mese, ma anche di cooperative e onlus che avevano davvero bisogno di quei ragazzi e di tantissimi anziani e disoccupati che si troveranno senza assistenza. Tutte le procedure concorsuali sono state annullate e chissà quando verrà bandito nuovamente il concorso. In realtà, le prospettive non sono rosee ed è necessaria una svolta in qualche direzione: c’è chi ha chiesto l’annullamento della sentenza e chi invece pensa a pagamenti anticipati, sperando in uno sblocco repentino della situazione, perché di quei 18mila ragazzi c’è chi ne ha bisogno.

 

Una situazione estremamente delicata, dove è difficile dire da quale parte deve stare la giustizia: molti suggeriscono che il ricorso portato avanti da Syed Shahzad Tanwir, 26enne pakistano, sia più che legittimo, ma che se ne dovrebbe occupare il Parlamento, eventualmente modificando il testo di legge che prevede l’accesso al Servizio Civile solamente ai cittadini italiani, non annullando la procedura concorsuale lasciando a spasso quei 18mila che esclusivamente per un loro merito si erano guadagnato quel posticino annuale. Modificare la legge è una procedura sensata, perché chi vive in Italia da quando aveva tre anni è quasi impossibile che non si consideri e che noi stessi non lo consideriamo italiano, ma al tempo stesso era forse una procedura da dichiarare ed esplicitare all’inizio, prima che il concorso venisse bandito.

 

La giustizia è forse ingiusta, quantomeno per una questione numerica? Oppure è stata una mossa corretta e pulita, in un momento storico in cui lo straniero non cittadino è trattato come un animale da macello? La giustizia del lavoro ha detto la sua, ma voi cosa ne pensate?

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