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Scuola: A volte si sciopera, ma poi cosa cambia?

La mancata Riforma della Scuola del Ministro Profumo: tenetela per voi la società che non si muove. Un mese fa ero a casa, quando mia cugina di sedici anni torna da scuola e mi dice: “la mia Prof. Di francese ha detto che non gliene frega niente di quello che facciamo, tanto l’unica cosa per cui fa questo lavoro è che a fine mese deve prendere quei quattro soldi”.
Erano i giorni delle proteste degli insegnanti, quelle per strada a braccia conserte, mentre correggevano i compiti degli studenti per dimostrare che la loro attività lavorativa non finiva certo nelle aule.
Bene, quella frase riportata da mia cugina mi ha fatto riflettere: ma chi dovrebbe educare, quelle persone che vengono subito dopo la famiglia, possono permettersi una tale affermazione? Di cosa ci lamentiamo, poi, se il modello proposto è quello di chi sminuisce il proprio ruolo, sminuisce il potere dell’apprendimento, e banalizza una questione tanto delicata agli occhi di un adolescente, che non ha ancora – e spesso non per sua colpa – un proprio, solido, punto di vista? Sembra di essere in una di quelle famiglie in cui i genitori si separano e uno dei due inizia a sfogare le proprie frustrazioni e i propri pensieri sull’altro ad un figlio impotente.
E questo sfogo dell’insegnate alla luce di cosa è stato fatto poi? Di un disegno di legge del Ministro dell’Istruzione Profumo, di cui, è passata madiaticamente – e dunque quasi solamente – la parte dell’aumento ore lavorative per gli insegnanti. Questo aumento era di sei ore, spalmate nella settimana, ripeto sei ore, tre quarti d’ora al giorno, a voler esagerare, dalle diciotto contrattuali di adesso a ipotetice 24 ore, che su cinque giorni lavorativi ad esempio, significherebbero una giornata lavorativa di cinque ore, sempre a voler esagerare. Tutto questo sarebbe stato compensato da un aumento di quindici giorni di ferie, da spendere nel mese di luglio.
Quello stesso giorno, quello della frase di mia cugina, torno a casa e vedo un’intervista al Ministro Profumo, parlava di ripensare gli spazi scolastici, non più l’aula fissa con il professore che cambia, bensì grandi aule dinamiche – che somiglino di più alla realtà interattiva che i ragazzi vivono – non più con lezioni da uno a molti, parlava di trasformazione dell’ora di religione in ora di storia delle religioni – che educhi alla tolleranza, che rispecchi e rispetti la multietnicità delle aule e della società di oggi – parlava di riforma del merito con l’istituzione dello studente dell’anno per ogni scuola – che inizi ad una sana concorrenza leale basata sull’impegno.
E allora ho continuato a pensare che a nessuno studente è stato detto tutto questo, che a sedici anni poi certe informazioni non è che te le vai a cercare da solo, che non dovrebbe poi essere anche questo il compito di un insegnante, quello di iniziare alla proattività, che se davvero uno si vuole sfogare con dei ragazzi, allora perché non raccontare loro anche il rovescio della medaglia?
Il lavoro è un diritto, lo imparano i ragazzi sin dalla tenera età, e poi si trovano nel mondo fuori in cui niente va così, perché diritto non è vivere di rendita di politiche di welfare su cui il sistema ha speculato fino all’esasperazione, il diritto non è quello degli anni ottanta, delle magane sanitarie, del personale in eccesso così in eccesso che non si sapeva proprio dove metterlo, ma a cui arrivava uno stipendio, il diritto non è nemmeno quello di mettersi in malattia per mesi perché tanto prima non arrivava la visita fiscale a casa, il diritto non è quello di conservare le cose come sono, perché le persone non sono pronte al cambiamento.
Gli insegnanti hanno scioperato perché volevano stipendi equiparati alla media europea almeno, e allora continuo a chiedermi: ma è possibile mai che l’Europa possa essere allo stesso tempo baluardo e spauracchio, quelli che oggi hanno sedici anni, tra due anni votano, ma con quale cognizione di causa, con il ricordo di una professoressa che dice di fare il suo lavoro per quei quattro soldi?
Insegnare a lottare, a combattere è un dovere, spero che anche farlo per giuste cause e con tutti gli elementi lo diventi.

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