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Colloquio di Lavoro: come affrontarlo in modo efficace

Il colloquio è una fase centrale della ricerca di lavoro: i candidati in genere sono stati preferiti perché il loro Curriculum Vitae e relativa Lettera di Presentazione ha attratto l’attenzione del selezionatore; pertanto è necessario prepararsi adeguatamente per giocarsi bene quest’opportunità.

Come affrontare il Colloquio di LavoroNelle grandi realtà lavorative il colloquio assume il ruolo di strumento conoscitivo, il momento nel quale il selezionatore  attraverso tecniche psicodiagnostiche e la conoscenza di determinati strumenti come test e prove di competenza, ha l’obiettivo di individuare sia le capacità tecniche sia i requisiti di personalità del candidato, verificandone la coerenza con il tipo di lavoro, la posizione, nonché con la cultura e l’organizzazione aziendale.

 

 

LA FASE PREPARATORIA AL COLLOQUIO CONOSCITIVO
Studiare l’azienda selezionatrice in ogni suo singolo aspetto non può che aiutarci, non solo durante il colloquio di lavoro, ma anche prima. Lo stato psicologico è fondamentale per affrontare le situazioni di stress. Spesso si dimentica che un colloquio di lavoro richiede un doppio sforzo: se è vero che il coltello dalla parte del manico ce l’ha lazienda che ci ha chiamato per conoscerci e valutarci, è vero anche che il colloquio si deve rivelare un’occasione utile per noi per capire l’ambiente e le persone che vivono quel luogo di lavoro. Non solo bisogna essere bravi a valorizzare ciò che sappiamo fare, ma anche a comprendere se il contesto è adatto a noi o meno.

 

Quindi, la prima cosa da fare è studiare il sito web della società e cominciare a porci delle domande: chi è quest’azienda? Quando è nata? In quale mercato opera? Con quali mezzi? Quali ruoli professionali ricercano? Se non ce lo ricordiamo, andiamo a ritrovare l’annuncio. Chi è il presidente, direttore, amministratore delegato? In sostanza, chi è comanda? Chi è e da dove viene? Chi altro lavora in quel posto? Insomma, ogni informazione è utile a orientarci.

 

Prepariamo una copia aggiornata del CV da portare con noi, soprattutto se è passato del tempo da quando abbiamo inviato la candidatura e nel frattempo abbiamo affrontato nuove esperienze.
E nel caso ci sia balenata in mente l’idea di farci accompagnare da parenti o amici, abbandoniamola completamente: non è professionale. Se proprio non possiamo farne a meno, sicuramente non sarà un problema per loro aspettarci nel bar affianco.

 

 

COME VESTIRSI PER UN COLLOQUIO DI LAVORO
Anche in questo caso conoscere la tipologia di azienda aiuta: tutto dipende dalla formalità espressa. Se dobbiamo presentarci nella sede di una multinazionale o in uno studio legale, è preferibile un abbigliamento classico, che non sia necessariamente l’abito per l’uomo e il tailleur per la donna.  Se in questi panni non ci sentiamo a nostro agio, meglio far scegliere il nostro gusto personale: l’importante è apparire curati, puliti, stirati e ordinati evitando appariscenze ed eccessività (per esempio scollature vertiginose, jeans strappati, acconciature o eleganze da matrimonio, trucco alla “Moira Orfei”).
Se sappiamo già che il colloquio è informale, ci si può presentare tranquillamente anche in jeans e maglietta, purché valgano i requisiti di cui sopra: in ogni caso l’abbigliamento dovrà essere pulito, ordinato, semplice e professionale.

 

ROMPERE IL GHIACCIO: La prima presentazione 
L’importante è non partire con il piede sbagliato, perché come ben sappiamo la prima impressione è spesso decisiva. Dal momento in cui ci aprono la porta e dobbiamo tendere la mano per presentarci alla segretaria, è importante che prendiamo coscienza delle nostre azioni.

 

La puntualità – Non si ammettono ritardi, deroghe, assenze comunicate all’ultimo secondo. Se ci teniamo alla selezione meglio farsi furbi. E’ preferibile arrivare in anticipo e farsi un giro nel quartiere piuttosto che rischiare di arrivare tardi per qualche stupido imprevisto.

 

La stretta di mano – Una stretta di mano decisa e amichevole è sempre stata considerata fondamentale per le relazioni interpersonali. Qualche mese fa un articolo de La Repubblica presentava i risultati di uno studio che dimostra in modo scientifico che la stretta di mano è davvero cruciale per la prima impressione tra due individui che non si conoscono. (…) visto che non solo rafforza l’impatto positivo dell’approccio tra due persone che non si conoscono, ma diminuisce anche quello negativo”.  Dunque, metteteci tutto il vostro buon umore in quella stretta di mano!

 

La postura – La comunicazione non verbale riveste un altrettanto importante ruolo nelle relazioni interpersonali; il nostro corpo parla attraverso i movimenti, le posture. Gli esperti ci insegnano che per dimostrarci disponibili alla situazione, si dovrebbero tenere le spalle indietro, le braccia aperte e le gambe non incrociate. Evitare di gesticolare troppo, le mani vanno tenute morbide e in mostra; la testa diritta e non inclinata. E ancora, non abbassare lo sguardo o guardare altrove: bisogna guardare negli occhi il nostro interlocutore, sia quando parla che quando ci ascolta.

 

 

DURANTE IL COLLOQUIO DI LAVORO
Per rendere più gradevole possibile la nostra permanenza durante il colloquio conoscitivo, un trucco può essere quello di trasformare – almeno nella nostra mente –  la fase selettiva in una chiacchierata.  In questo modo sembrerà più una conversazione che un esame. Una chiacchierata dove raccontiamo chi siamo, da dove veniamo, cosa abbiamo fatto, perché siamo lì e quanto ci teniamo.
Ciò che dobbiamo fare dunque, è assumere un atteggiamento positivo che manifesti voglia di fare e che ci aiuti a fronteggiare con serenità eventuali domande, anche quelle più scomode (es. come mai ha interrotto gli studi universitari? Vedo che ha spesso cambiato lavoro negli ultimi anni..).  A queste domande cerchiamo di prepararci prima. Alle domande che ci verranno poste cerchiamo di raccontare le nostre capacità e abilità con modestia, sincerità e decisione, senza arroganza. Insomma, cerchiamo di partecipare attivamente e costruttivamente al colloquio conoscitivo e di non rispondere a monosillabi anche quando le domande sembrano non volere ulteriori spiegazioni.

 

La retribuzione – Lo stipendio è un tasto dolente; il modo in cui poniamo la questione può o meno infastidire il nostro selezionatore. Sebbene un rapporto di lavoro implichi una remunerazione e dunque la domanda sia più che lecita, dobbiamo quanto più possibile porre la questione con cautela. Buona regola sarebbe non prendere l’argomento per primi, ma discuterne quando il selezionatore tira fuori l’argomento. Se ciò non dovesse accadere, teniamola come ultima domanda: il selezionatore si irrita quando avverte la sensazione che è l’unica cosa che ci importa davvero.
Con savoir-faire possiamo chiedergli come gestiscono a livello contrattuale e remunerativo l’entrata in azienda di un profilo professionale come il nostro.

 

 

CONCLUDERE IL COLLOQUIO DI LAVORO
Soprattutto nelle grandi aziende, dove il colloquio conoscitivo è sostenuto dalle Risorse Umane, nella parte finale viene chiesto al candidato se ha domande da fare. A quel punto si può sfruttare l’occasione di emergere dal resto dei candidati. Secondo quanto consigliato da esperti del settore, è meglio concentrare le domande a favore di maggiori chiarimenti sull’azienda, o se sono previsti corsi di perfezionamento, prospettive  di carriera o ulteriori informazioni sul ruolo da ricoprire. Da parte loro, termineranno probabilmente con domande tipo: “Dove si vede professionalmente fra 3 anni?”.
A seconda dei punti di vista potrà sembrare una domanda banale o inopportuna. Ma meglio pensarci e prepararsi una risposta adeguata, poiché non è così semplice.

 

Alla fine del colloquio salutiamo cortesemente con la stessa convinzione con cui ci siamo presentati all’inizio, evitando di apparire annoiati, stanchi e impazienti di andare o di chiedere se abbiamo o meno fatto una buona impressione; se proprio non possiamo farne a meno possiamo sempre chiedere se sono soliti comunicare l’esito della selezione, nella buona e nella cattiva sorte.

Commenti

1 Commento

  1. Per quel che riguarda l’abbigliamento bisogna sempre stare attenti, alle volte capita che il processo di selezione sia gestito da intermediari che possono essere agenzie interinali o di selezione del personale: in questi casi, non sempre il “filtro” che utilizzerà chi ci farà il colloquio coinciderà con quello dell’azienda per cui stiamo facendo la selezione. Il consiglio a prescindere è quello di tenersi sempre da parte giacche e Cravatte, anche solo per il primo colloquio: diciamo che porsi un minimo formali paga e per cambiare abbigliamento c’è sempre tempo.

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