Stipendio, “Vi diamo un aumento e vi togliamo le tasse da pagare”: italiani siete salvi | Dal 1 settembre intascate una bella cifra

Aumento in busta paga - Fonte Pexels - Circuitolavoro.it
Aumento in busta paga e meno tasse da pagare, la svolta che molti italiani attendevano da tempo.
In Italia il tema stipendi è da tempo al centro dell’attenzione del Governo. Il costo della vita continua a salire ma i salari rimangono al loro minimo storico.
Secondo recenti dati, negli ultimi anni gli stipendi italiani hanno registrato un incremento tra i più bassi d’Europa, e in alcuni settori si è persino assistito a una stagnazione.
A peggiorare la situazione poi, è il sistema fiscale che, per molti lavoratori dipendenti, continua a rappresentare un fardello pesantissimo.
Tuttavia, ben presto qualcosa potrebbe cambiare. Il Governo pare infatti abbia trovato una soluzione concreta per incentivare gli aumenti in busta paga, senza gravare ulteriormente sulle imprese.
La soluzione pensata dal governo per incentivare i rinnovi di contratto
In seguito alla proposta respinta del salario minimo, è stata approvata una legge delega che concede al governo ampi poteri per il rafforzamento della contrattazione collettiva, con l’obiettivo di incentivare i rinnovi di quei contratti scaduti così da riconoscere ai lavoratori gli aumenti di stipendio necessari al recupero del potere d’acquisto. La soluzione pensata dal Governo prevede una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio e ridurre o persino azzerare le tasse sugli incrementi retributivi per far sì che nelle tasche dei lavoratori arrivi un beneficio netto maggiore rispetto al passato, senza però appesantire troppo i costi per le aziende.
In questo modo, la contrattazione potrebbe diventare più rapida e meno conflittuale, dal momento che le parti avrebbero margini più ampi per raggiungere un accordo. Facendo un esempio pratico un lavoratore che con il rinnovo del contratto ottiene 100 euro lordi in più al mese. Oggi, tolte le tasse, in busta paga ne resterebbero circa 65. Con la detassazione ipotizzata dal governo, invece, il netto potrebbe salire a circa 95 euro, quasi l’intero importo dell’aumento concordato.
Aumenti automatici di stipendio
Accanto agli incentivi fiscali, il governo sta progettando anche un meccanismo automatico di rivalutazione per tutelare i lavoratori in caso di rinnovi che vengono rimandati da troppo tempo. La proposta prevede che, se entro 24 mesi dalla scadenza il nuovo contratto non è ancora stato firmato, gli stipendi verranno comunque adeguati ogni anno a luglio in base all’andamento dell’inflazione.
L’indice di riferimento sarebbe quello dei prezzi al consumo armonizzati a livello europeo (Ipca), con un tetto massimo del 5% per evitare squilibri nei conti pubblici. In questo modo, i lavoratori non subirebbero più in modo passivo gli effetti di trattative infinite e dell’aumento del costo della vita, mentre le imprese e le parti sociali resterebbero comunque incentivate a chiudere un accordo definitivo per stabilizzare le retribuzioni.