Il Contratto di Apprendistato Professionalizzante

 

Non è facile stare al passo con i cambiamenti repentini che si verificano all’interno del mondo del lavoro, soprattutto negli ultimi anni, in cui sono nate nuove figure lavorative e sono state create nuove tipologie contrattuali. Molti lavoratori ricordano bene l’inizio di quella crisi che col tempo si è fatta più profonda fino ad arrivare alla situazione presente.

E se in principio fu la volta del contratto a tempo determinato, che opponeva al posto fisso l’odiatissima precarietà, oggi i tipi di contratto sono vari, e spesso né i datori di lavoro né i dipendenti li conoscono bene come dovrebbero. La Riforma del Lavoro Fornero-Monti, approvata la scorsa estate, avendo introdotto delle novità per ciascuna tipologia contrattuale, ci dà l’occasione per tentare di far chiarezza. Oggi vediamo più da vicino il contratto di apprendistato, rivolto ai più giovani.

Il contratto di apprendistato è considerato un rapporto di lavoro “a causa mista”, perché prevede che i giovani che non hanno mai praticato un certo mestiere, lo apprendano tramite un’adeguata formazione e lo svolgano direttamente in azienda. Ogni azienda, qualsiasi sia il settore in cui operi, può assumere i suoi apprendisti, che dovranno essere retribuiti. Questi potranno avere dai 15 ai 29 anni.

 

E’ importante precisare che l’apprendistato può essere definito da una delle seguenti tipologie, che ne specifica il livello e individua i destinatari del contratto:

–        apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione: coinvolge i ragazzi dai 15 ai 18 anni che non hanno assolto l’obbligo formativo e può durare massimo 3 anni;

–        apprendistato professionalizzante: coinvolge i giovani dai 18 ai 24 anni (dai 18 ai 29 nelle aree del Mezzogiorno e a declino industriale) e può durare massimo 6 anni (gli anni di apprendistato di cui sopra possono essere sommati a questo secondo livello fino ad arrivare ai 6 anni massimi consentiti);

–        apprendistato per l‘acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione: presso aziende che operano nel settore dell’artigianato, consente il conseguimento di un titolo di studio di livello secondario, universitario o di alta formazione; coinvolge i giovani fino a 29 anni.

 

Cosa prevede l’apprendistato?
L’apprendistato si compone di attività pratica e formazione teorica.
L’attività pratica/addestramento pratico prevede che l’apprendista svolga le mansioni della figura lavorativa per la quale  intende ottenere una qualifica una volta terminato il periodo di apprendistato. L’azienda dovrà inquadrare l’apprendista fino a due livelli inferiori a questa categoria lavorativa.

L’attività teorica/insegnamento complementare teorico, invece, avverrà all’esterno dell’azienda, e per essere certificata dovrà essere pari almeno all’80% del monte ore previsto.

Per gli apprendisti maggiorenni che hanno assolto l’obbligo scolastico, l’attività esterna prevederà 120 ore di lezione, mentre gli apprendisti minorenni di I livello frequenteranno anche 120 ore di lezioni di italiano, lingua straniera, matematica, informatica, per un totale di 240 ore.

 

Quali aziende possono assumere apprendisti?
Tutte le aziende, comprese quelle agricole. Le aziende che hanno fino a 3 dipendenti possono assumere al massimo 3 apprendisti, mentre le altre aziende possono arrivare ad un numero di apprendisti pari a quello dei lavoratori professionisti. L’azienda può scegliere se assumere l’apprendista a tempo pieno o parziale.

 

Quali sono i diritti degli apprendisti?
Tutti gli apprendisti devono essere seguiti da un tutor: ogni tutor può supervisionare fino a 5 allievi.
Gli apprendisti lavoreranno fino a 8 ore giornaliere, per un totale di 40 ore settimanali. Non potranno effettuare il turno lavorativo notturno (dalle 22 alle 6). Il periodo di ferie non sarà inferiore ai 30 giorni per i minori di 16 anni e ai 20 giorni per i maggiori di 16.

Agli apprendisti spetta: l’assistenza per motivi di infortunio, gli ANF (Assegni al Nucleo Familiare), l’assistenza sanitaria per le malattie, il congedo matrimoniale, l’indennità di maternità. Non spetta la DS (indennità di disoccupazione), la CIG (cassa integrazione), la mobilità e l’indennità di malattia.

Il datore di lavoro può decidere l’ammontare della retribuzione, inferiore a quella del lavoratore già qualificato, e valutare se aumentarla durante il rapporto di lavoro all’aumentare dell’esperienza dell’apprendista.

 

I periodi di apprendistato sono cumulabili se riguardano lo stesso ruolo lavorativo e se non è passato più di un anno tra un’esperienza e l’altra. Inoltre, la Riforma del Lavoro ha disposto per una maggiore tutela degli apprendisti: durante il contratto, il datore di lavoro non può licenziare l’apprendista senza giusta causa, mentre questi ha il diritto di dimettersi volontariamente presentando preavviso. Al termine del periodo di apprendistato, il datore di lavoro può decidere se trasformare il rapporto in contratto a tempo indeterminato, oppure terminarlo.

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