Contratto di inserimento lavorativo: ultimo Anno di vita

La Riforma del Lavoro approvata lo scorso giugno 2012 ha apportato numerose modifiche alla normativa relativa ai contratti lavorativi. Quello che ne è uscito “più forte”, se così si può dire, è stato il contratto di apprendistato. Il contratto di apprendistato, destinato ai giovani tra i 15 e i 29 anni, è stato valorizzato così tanto, da rendere vano, secondo il governo che ha proposto la Riforma, il contratto di inserimento lavorativo.

Vi spieghiamo cosa prevede quest’ultimo, anche se ancora per poco, in quanto saranno validi solo i contratti di inserimento stipulati entro il prossimo 31 dicembre 2012. Vi anticipiamo sin da ora che il contratto di apprendistato non sostituisce in tutto e per tutto quello di inserimento, e che alcune categorie di lavoratori sono ora escluse dalla possibilità di stipulare il primo.

 

Il contratto di inserimento lavorativo è stato introdotto nel 2003 dalla Riforma Biagi, come sostituto del vecchio contratto di formazione e lavoro. Dopo 9 anni, in questo anno 2012, è stato abrogato dalla Riforma Fornero-Monti. Per la precisione, questo tipo di contratto non potrà più essere stipulato dal 1° gennaio 2013.

Mira ad impiegare o reinserire i lavoratori attraverso percorsi individuali finalizzati all’adattamento delle competenze del singolo al contesto lavorativo. Questo tipo di contratto coinvolge imprese, enti, fondazioni, e associazioni, siano essi pubblici o privati, con esclusione delle pubbliche amministrazioni.

 

Il contratto di inserimento è destinato alle categorie di lavoratori cosiddetti “svantaggiati”:

  • giovani con età compresa tra i 18 e i 29 anni;
  • disoccupati di lunga durata tra i 29 e i 32 anni;
  • disoccupati con più di 50 anni;
  • lavoratori inoccupati da più di 2 anni che intendono riprendere un’attività;
  • donne di qualsiasi età residenti in aree geografiche in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore di più del 20% rispetto a quello di occupazione maschile, oppure in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10% quello di disoccupazione maschile.

 

Il contratto di apprendistato, invece, è limitato ai soli giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni. Donne e lavoratori inoccupati e disoccupati, invece, a partire dal nuovo anno 2013 non potranno più usufruire di un contratto che miri al loro inserimento o reinserimento nel mondo lavorativo.

 

Il contratto di inserimento può durare dai 9 ai 18 mesi e non è rinnovabile tra le stesse parti. In caso di lavoratori portatori di grave handicap, invece, la durata massima può arrivare fino a 36 mesi. Al termine del contratto, il datore di lavoro può decidere se continuare il rapporto col lavoratore tramite la stipula di un contratto a tempo indeterminato.

 

Il datore di lavoro è fortemente incentivato a stipulare i contratti di inserimento, in quanto:

  • il lavoratore che assume può essere inquadrato in una categoria fino a 2 livelli inferiore per il ruolo in cui sarà impiegato;
  • i lavoratori assunti tramite questa tipologia contrattuale sono esclusi dal computo dei dipendenti ordinari;
  • al lavoratore spettano importanti riduzioni contributive grazie alla stipula di questi contratti.

 

Tuttavia, per potere assumere lavoratori in questo modo, il datore di lavoro nei 18 mesi precedenti deve aver assunto a tempo indeterminato almeno il 60% degli apprendisti precedenti.

Questo risulta essere un vantaggio per i lavoratori, perché c’è buona probabilità che un “apprendista” si trasformi in un dipendente a tempo indeterminato.

La condizione dell’assunzione di almeno il 60% degli apprendisti viene a mancare nella normativa relativa al nuovo contratto di apprendistato, evidentemente a discapito dei lavoratori.

 

Dunque, concludendo, alle categorie svantaggiate come le donne e i disoccupati over 50 resta poco più di un mese per trovare un’azienda che li assuma grazie attraverso il contratto di inserimento lavorativo.

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