Il Contratto di lavoro somministrato temporaneo

Il Diritto del Lavoro in Italia subisce modifiche relativamente spesso, causando dubbi e perplessità tra i lavoratori: ad esempio, col passaggio da un decreto legislativo precedente a quello successivo, anche se il cambiamento della normativa risulta effettivamente minimo, vengono cambiati anche i nomi e le diciture.

Il problema è ricordarseli tutti ed evitare di fare confusione! In questo senso, cerchiamo di aiutarvi noi. Oggi sono frequentissimi i rapporti di lavoro “a tre”, che non prevedono nulla di scabroso, ma solo la presenza di 3 parti coinvolte, e non di due, come avviene in tutti gli altri casi. Come si chiama questa tipologia contrattuale? Temporanea o interinale, dirà qualcuno. Il punto è che nel linguaggio comune continuiamo a parlare di lavoro interinale, ma secondo la normativa, da quasi 10 anni, si tratta di “lavoro somministrato”.

“Somministrare” (carta del dizionario canta!) è un verbo che si usa solo con due sostantivi: con i farmaci e, dall’anno 2003, col lavoro. Cosa hanno in comune i farmaci e il lavoro? Entrambi possono riuscire a risolvere dei problemi: i primi sconfiggono le malattie, il secondo, il lavoro somministrato, è stato pensato come formula per combattere la crisi.

 

Ma come può combattere la crisi un contratto che per sua natura è temporaneo? Cerchiamo di arrivare pian piano alla risposta a questa domanda.

Innanzitutto un po’ di nozioni riguardo al cambiamento della normativa: il lavoro propriamente detto “interinale o temporaneo” viene istituito dalla legge 196/1997. Con la legge 276/2003 (Legge Biagi), esso diventa “somministrazione di lavoro”, che inizialmente poteva essere a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Dal 2007 (legge 247/2007), invece, la somministrazione di lavoro definisce solo i contratti a tempo determinato, a tempo parziale o full-time che siano.

 

Specificato ciò, passiamo a conoscere le parti coinvolte da questo contratto e gli ambienti lavorativi in cui può essere stipulato.

Abbiamo già detto che sono 3: l’ente o l’impresa (utilizzatore) che accoglierà il lavoratore, l’agenzia per il lavoro (somministratore) che somministra il lavoratore all’utilizzatore e, naturalmente, il lavoratore.

Il somministratore fa da intermediario: stipula due contratti (che insieme formano il contratto di somministrazione): un contratto con l’utilizzatore e uno con il lavoratore.

 

Le Agenzie per il Lavoro sono dette anche Agenzie di somministrazione, e sono imprese private autorizzate alla fornitura di lavoratori, che insieme ai Centri per l’impiego hanno contribuito alla soppressione dei vecchi Uffici di Collocamento, cercando così di favorire un mercato più aperto e concorrenziale dei lavoratori.

In quali ambiti lavorativi possono essere stipulati i contratti di somministrazione?

  • Presso aziende che impiegano profili informatici per la progettazione, lo sviluppo, e la manutenzione di siti, software e sistemi;
  • Nei servizi di pulizia, custodia, portineria;
  • Nella gestione dei servizi di trasporto di persone, merci e macchinari;
  • Nella gestione dei servizi pubblici (banche, musei, biblioteche, archivi, parchi);
  • Nell’ambito delle risorse umane;
  • Nell’area commerciale e marketing, e di analisi di mercato;
  • presso i call-center;
  • nel settore edilizio e relativo alla cantieristica navale, qualora si richiedono profili specializzati diversi da quale che lavorano normalmente in un’impresa;
  • in tutti gli altri casi previsti dai Contratti Collettivi di Lavoro Nazionali o Territoriali.

 

QUAL E’ LA DURATA LEGALE DI QUESTO CONTRATTO?
La legge prevede che questi possano durare fino a 12 mesi, al termine dei quali si potrà procedere ad altri 4 rinnovi, di 6 mesi ciascuno. A questo punto il contratto tra le stesse 3 parti deve assolutamente terminare.

La svolta è proprio qui: il lavoratore si svincola dal contratto con l’Agenzia per il Lavoro, mentre è probabile che rimanga nell’azienda in cui già lavora, al contrario di quanto accadeva con la precedente normativa (con i contratti di somministrazione a tempo indeterminato, questo era più difficile).

I dati provenienti dall’Osservatorio per il Mercato del Lavoro hanno confermato che in circa la metà dei casi, quando il contratto di lavoro somministrato termina, l’azienda in cui il lavoratore è stato impiegato offre a questi un contratto a tempo indeterminato. In questo senso tale tipologia potrebbe essere intesa come “anti-crisi”.

 

E’ importante specificare, in ultimo, che la retribuzione del lavoratore coinvolto in questo tipo di contratto non può essere inferiore a quella dello stesso profilo di lavoratore assunto direttamente dall’azienda utilizzatrice attraverso un contratto di lavoro subordinato.

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