Cosa è il TFR e a chi spetta: guida pratica

Cosa è il TFR e come deve essere calcolato? Aqui troverai tutte le informazioni utili per capire come murarlo e come riscuoterlo. Utilizza i tool on line per simulare il calcolo del TFR!

La sigla TFR sta per “trattamento di fine rapporto” ed è quello che spetta a ogni lavoratore dipendente nel momento in cui il suo rapporto di lavoro viene interrotto. Non importa quale sia la causa. Può trattarsi di licenziamento o di dimissioni volontarie, o semplicemente del raggiungimento della pensione: il TFR al lavoratore spetta comunque di diritto. Di seguito ecco una breve guida sul TFR per capire come si matura e dove controllarlo in busta paga. E ancora cosa vuole dire TFR in azienda o in fondo e quali possono essere le differenze di una o dell’altra opzione.

Come si matura il TFR e dove controllarlo

Il TFR si matura secondo regole ben precise. Nello specifico, ogni mese una parte della retribuzione viene accantonata dal datore di lavoro e non corrisposta al dipendente che la riscuoterà poi quando smetterà di lavorare per una determinata azienda. La quota di TFR che ogni lavoratore dipendente matura ogni anno è quella che si ottiene dividendo le sue retribuzioni mensili per un parametro che è fissato a 13,5(una via di mezzo tra una tredicesima e una quattordicesima). Secondo quanto disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, “la quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni“. Il calcolo del TFR richiede comunque l’intervento di un professionista del settore, quello a cui dovrai affidarti in caso di dubbi e domande.

Ma dove si controlla l’importo del TFR? Lo si può controllare dalla busta paga perché tra le tante voci lì presenti ce ne è una che parla di accantonamento TFR. Il TFR si trova nella sezione dedicata ai dati previdenziali. E’ grazie a quella voce, allora, che si potrà verificare l’importo del TFR. Se non hai molta praticità con la lettura della busta paga, potrai comunque rivolgerti al tuo commercialista di fiducia che saprà indicarti con esattezza il riquadro in cui potrai controllare la maturazione del trattamento di fine rapporto che riscuoterai, lo ribadiamo, quando il tuo rapporto di lavoro cesserà (anche se ci sono casi specifici in cui si può richiedere un anticipo del TFR).

Vale forse la pena specificare quando si può richiedere un anticipo del TFR e come viene disciplinata questa questione. Intanto, occorre sapere che le somme percepite a titolo di anticipazione non possono mai eccedere, complessivamente, il 75% del totale dei versamenti. Non è insomma possibile riscattare tutto il TFR ma solo una parte anche in caso di estremo bisogno. I requisiti per ottenere un anticipo del TFR sono tre:

  • una sola possibilità di richiesta che non si potrà quindi ripetere in un futuro, anche se lontano
  • rapporto di lavoro subordinato continuativo da almeno 8 anni, dunque stesso datore di lavoro
  • misura massima del 70% dell’importo del TFR maturato in azienda

Inoltre la richiesta di anticipo del TFR va fatta per iscritto e deve essere giustificata da alcune specifiche necessità, per esempio eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. E ancora, l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, o ristrutturazione straordinaria della casa di proprietà. Si può richiedere l’anticipo del TFR per congedi per astensione facoltativa di maternità, formazione e formazione continua anche aziendale.

Se soddisfi i requisiti sopra indicati allora potrai richiedere eventualmente un anticipo del TFR in caso di bisogno. Molti tendono a non toccare il TFR proprio per ritrovarsi, a fine rapporto di lavoro, l’erogazione di una somma cospicua. Ma sono ovviamente scelte personali legati alle esigenze di ognuno.

Altra specifica: fino al 2018 si poteva fare richiesta di ricevere il TFR anche in busta paga ma negli ultimi anni la regolamentazione si è modificata anche se per alcuni specifici contratti, il pagamento del TFR in busta paga è ancora una possibilità da sfruttare (anche se appunto molto meno frequente rispetto al passato). In questo caso, ovviamente, in busta paga figurerà la voce relativa al pagamento dell’anticipo del TFR (che si andrà a aggiungere alle altre voci riguardanti la retribuzione) e il lavoratore, una volta cessato il rapporto di lavoro, non avrà altro da incassare perché nella sostanza avrà già riscosso il suo TFR mese dopo mese.

TFR in Azienda: Cosa vuol dire?

Ogni lavoratore dipendente può scegliere di far maturare il suo TFR in azienda o in un fondo pensione. E’ difficile dire se sia più conveniente un’opzione o l’altra perché molto dipende dal motivo per cui il lavoro cessa e dalla regolamentazione che viene applicata in ciascun caso. Diciamo in generale che se deciderai di far maturare il tuo TFR in azienda sai che il tuo datore di lavoro ogni anno metterà per te da parte una parte di soldi, una sorta di accantonamento a cui accederai una volta andato in pensione, oppure dopo dimissioni o licenziamento. Questa somma dovrà essere però tassata. In che modo? In base alla sua aliquota il cui valor cambia a seconda del motivo per cui il rapporto di lavoro cessa. Ma allora tenere il TFR a maturare in azienda è svantaggioso? Non sempre. Ma è difficile dirlo a priori perché l’aliquota di tassazione applicata cambia a seconda dei casi e anche del momento in cui riscatterai il TFR (nello specifico, non sappiamo ad oggi cosa accadrà tra dieci o venti anni e quale sarà l’importo percentuale da pagare in termini di tasse quando magari avrai raggiunto la pensione e potrai finalmente riscuotere il tuo TFR).

TFR in Fondo: Cosa vuol dire? 

Prima la Legge stabiliva che coloro che avevano deciso di far maturare il TFR in un fondo pensione erano obbligati a essere disoccupati per due anni prima di poter riscattare completamente la somma a loro spettante. Da qualche anno a questa parte però non è più così e la dinamica che porta all’incasso del TFR è più o meno la stessa di quando un lavoratore decide di fare maturare quella cifra nell’azienda per cui lavora. Come accennato sopra, è difficile dire se far maturare il TFR in un fondo pensione possa rivelarsi una scelta vantaggiosa. E’ insomma impossibile dire a priori quale sia l’alternativa più vantaggiosa per la maturazione del TFR perché in ballo entrano davvero tanti fattori. Il consiglio è allora quello di capire bene caratteristiche essenziali di entrambe le alternative e decidere per quella che ti sembra migliore, almeno sulla carta.

Come si calcola il TFR: Mensile e totale

Ma come avviene il calcolo TFR? Il Codice Civile parla chiaro: bisogna prendere come riferimento la retribuzione annua lorda (RAL) prevista dal contratto di lavoro e va divisa per 13,5. Alla cifra che si ottiene va sottratto lo 0,5% della retribuzione soggetta a contribuzione INPS. Il TFR viene accantonato mensilmente dal datore di lavoro e la sua maturazione può essere consultata in busta paga. Il TFR accantonato mese dopo mese dà vita al TFR totale che è la somma che il lavoratore dipendete riscatterà una volta terminato il rapporto di lavoro con l’azienda di riferimento.

Ricordiamo che il trattamento di fine rapporto spetta a tutti i lavoratori dipendenti che siano essi a tempo determinato, indeterminato, full time o part time. E’ una sorta di “assicurazione” che viene messa da parte anno dopo anno e che il lavoratore si ritroverà poi a riscuotere tutta insieme nelle tempistiche previste dalla legge (che cambiano a seconda del tipo di contratto previsto e del settore in cui si lavora).

Migliori tool online per il calcolo del TFR

Ci sono dei tool che risultano essere particolarmente adatti al calcolo TFR online. Anche se a grandi linee, infatti, questi strumenti riescono a fornirti una idea generale dei soldi che potrai andare a riscuotere e che ti verranno accumulati anno dopo anno. Basterà digitare su un qualsiasi motore di ricerca “migliori tool calcolo TFR” e otterrai una lunghissima lista di siti che potranno tornarti utili per farti un’idea dell’importo del tuo TFR. Come già accennato prima, è impossibile individuare con assoluta precisione la quota del tuo TFR specialmente se la data di cessazione del tuo rapporto di lavoro (esempio per pensionamento) è lontana: questo perché da oggi al momento della tua pensione la tassazione del trattamento di fine rapporto potrebbe essere aumentata o diminuita. Di seguito ti elenchiamo alcuni siti a cui è possibile rivolgersi per una simulazione di calcolo liquidazione.

Calcola il tuo TFR, Epheso

Calcolo TFR online, avvocatoAndreani 

Calcolo TFR online, Studio Cataldi 

Ultime notizie ed aggiornamenti sul TFR

Se vuoi saperne di più sulla regolamentazione del TFR continua a seguirci e noi di CircuitoLavoro ti continueremo a fornire informazioni che potranno tornarti utili per capire a quanto ammonta il tuo TFR che, lo ribadiamo, ti spetterà al momento in cui non lavorerai più per una data azienda indipendentemente dalla causa che ti ha portato a perdere il lavoro. Il raggiungimento della pensione, un licenziamento, le dimissioni. La normativa sui rapporti di lavoro e sul trattamento di fine rapporto lavorativo è sempre in continua evoluzione ed è importante essere sempre aggiornati per non incappare in brutte e spiacevoli sorprese.

Cosa è il TFR e come deve essere calcolato? Aqui troverai tutte le informazioni utili per capire come murarlo e come riscuoterlo. Utilizza i tool on line per simulare il calcolo del TFR!

La sigla TFR sta per “trattamento di fine rapporto” ed è quello che spetta a ogni lavoratore dipendente nel momento in cui il suo rapporto di lavoro viene interrotto. Non importa quale sia la causa. Può trattarsi di licenziamento o di dimissioni volontarie, o semplicemente del raggiungimento della pensione: il TFR al lavoratore spetta comunque di diritto. Di seguito ecco una breve guida sul TFR per capire come si matura e dove controllarlo in busta paga. E ancora cosa vuole dire TFR in azienda o in fondo e quali possono essere le differenze di una o dell’altra opzione.

Come si matura il TFR e dove controllarlo

Il TFR si matura secondo regole ben precise. Nello specifico, ogni mese una parte della retribuzione viene accantonata dal datore di lavoro e non corrisposta al dipendente che la riscuoterà poi quando smetterà di lavorare per una determinata azienda. La quota di TFR che ogni lavoratore dipendente matura ogni anno è quella che si ottiene dividendo le sue retribuzioni mensili per un parametro che è fissato a 13,5(una via di mezzo tra una tredicesima e una quattordicesima). Secondo quanto disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, “la quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni“. Il calcolo del TFR richiede comunque l’intervento di un professionista del settore, quello a cui dovrai affidarti in caso di dubbi e domande.

Ma dove si controlla l’importo del TFR? Lo si può controllare dalla busta paga perché tra le tante voci lì presenti ce ne è una che parla di accantonamento TFR. Il TFR si trova nella sezione dedicata ai dati previdenziali. E’ grazie a quella voce, allora, che si potrà verificare l’importo del TFR. Se non hai molta praticità con la lettura della busta paga, potrai comunque rivolgerti al tuo commercialista di fiducia che saprà indicarti con esattezza il riquadro in cui potrai controllare la maturazione del trattamento di fine rapporto che riscuoterai, lo ribadiamo, quando il tuo rapporto di lavoro cesserà (anche se ci sono casi specifici in cui si può richiedere un anticipo del TFR).

Vale forse la pena specificare quando si può richiedere un anticipo del TFR e come viene disciplinata questa questione. Intanto, occorre sapere che le somme percepite a titolo di anticipazione non possono mai eccedere, complessivamente, il 75% del totale dei versamenti. Non è insomma possibile riscattare tutto il TFR ma solo una parte anche in caso di estremo bisogno. I requisiti per ottenere un anticipo del TFR sono tre:

  • una sola possibilità di richiesta che non si potrà quindi ripetere in un futuro, anche se lontano
  • rapporto di lavoro subordinato continuativo da almeno 8 anni, dunque stesso datore di lavoro
  • misura massima del 70% dell’importo del TFR maturato in azienda

Inoltre la richiesta di anticipo del TFR va fatta per iscritto e deve essere giustificata da alcune specifiche necessità, per esempio eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. E ancora, l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, o ristrutturazione straordinaria della casa di proprietà. Si può richiedere l’anticipo del TFR per congedi per astensione facoltativa di maternità, formazione e formazione continua anche aziendale.

Se soddisfi i requisiti sopra indicati allora potrai richiedere eventualmente un anticipo del TFR in caso di bisogno. Molti tendono a non toccare il TFR proprio per ritrovarsi, a fine rapporto di lavoro, l’erogazione di una somma cospicua. Ma sono ovviamente scelte personali legati alle esigenze di ognuno.

Altra specifica: fino al 2018 si poteva fare richiesta di ricevere il TFR anche in busta paga ma negli ultimi anni la regolamentazione si è modificata anche se per alcuni specifici contratti, il pagamento del TFR in busta paga è ancora una possibilità da sfruttare (anche se appunto molto meno frequente rispetto al passato). In questo caso, ovviamente, in busta paga figurerà la voce relativa al pagamento dell’anticipo del TFR (che si andrà a aggiungere alle altre voci riguardanti la retribuzione) e il lavoratore, una volta cessato il rapporto di lavoro, non avrà altro da incassare perché nella sostanza avrà già riscosso il suo TFR mese dopo mese.

TFR in Azienda: Cosa vuol dire?

Ogni lavoratore dipendente può scegliere di far maturare il suo TFR in azienda o in un fondo pensione. E’ difficile dire se sia più conveniente un’opzione o l’altra perché molto dipende dal motivo per cui il lavoro cessa e dalla regolamentazione che viene applicata in ciascun caso. Diciamo in generale che se deciderai di far maturare il tuo TFR in azienda sai che il tuo datore di lavoro ogni anno metterà per te da parte una parte di soldi, una sorta di accantonamento a cui accederai una volta andato in pensione, oppure dopo dimissioni o licenziamento. Questa somma dovrà essere però tassata. In che modo? In base alla sua aliquota il cui valor cambia a seconda del motivo per cui il rapporto di lavoro cessa. Ma allora tenere il TFR a maturare in azienda è svantaggioso? Non sempre. Ma è difficile dirlo a priori perché l’aliquota di tassazione applicata cambia a seconda dei casi e anche del momento in cui riscatterai il TFR (nello specifico, non sappiamo ad oggi cosa accadrà tra dieci o venti anni e quale sarà l’importo percentuale da pagare in termini di tasse quando magari avrai raggiunto la pensione e potrai finalmente riscuotere il tuo TFR).

TFR in Fondo: Cosa vuol dire? 

Prima la Legge stabiliva che coloro che avevano deciso di far maturare il TFR in un fondo pensione erano obbligati a essere disoccupati per due anni prima di poter riscattare completamente la somma a loro spettante. Da qualche anno a questa parte però non è più così e la dinamica che porta all’incasso del TFR è più o meno la stessa di quando un lavoratore decide di fare maturare quella cifra nell’azienda per cui lavora. Come accennato sopra, è difficile dire se far maturare il TFR in un fondo pensione possa rivelarsi una scelta vantaggiosa. E’ insomma impossibile dire a priori quale sia l’alternativa più vantaggiosa per la maturazione del TFR perché in ballo entrano davvero tanti fattori. Il consiglio è allora quello di capire bene caratteristiche essenziali di entrambe le alternative e decidere per quella che ti sembra migliore, almeno sulla carta.

Come si calcola il TFR: Mensile e totale

Ma come avviene il calcolo TFR? Il Codice Civile parla chiaro: bisogna prendere come riferimento la retribuzione annua lorda (RAL) prevista dal contratto di lavoro e va divisa per 13,5. Alla cifra che si ottiene va sottratto lo 0,5% della retribuzione soggetta a contribuzione INPS. Il TFR viene accantonato mensilmente dal datore di lavoro e la sua maturazione può essere consultata in busta paga. Il TFR accantonato mese dopo mese dà vita al TFR totale che è la somma che il lavoratore dipendete riscatterà una volta terminato il rapporto di lavoro con l’azienda di riferimento.

Ricordiamo che il trattamento di fine rapporto spetta a tutti i lavoratori dipendenti che siano essi a tempo determinato, indeterminato, full time o part time. E’ una sorta di “assicurazione” che viene messa da parte anno dopo anno e che il lavoratore si ritroverà poi a riscuotere tutta insieme nelle tempistiche previste dalla legge (che cambiano a seconda del tipo di contratto previsto e del settore in cui si lavora).

Migliori tool online per il calcolo del TFR

Ci sono dei tool che risultano essere particolarmente adatti al calcolo TFR online. Anche se a grandi linee, infatti, questi strumenti riescono a fornirti una idea generale dei soldi che potrai andare a riscuotere e che ti verranno accumulati anno dopo anno. Basterà digitare su un qualsiasi motore di ricerca “migliori tool calcolo TFR” e otterrai una lunghissima lista di siti che potranno tornarti utili per farti un’idea dell’importo del tuo TFR. Come già accennato prima, è impossibile individuare con assoluta precisione la quota del tuo TFR specialmente se la data di cessazione del tuo rapporto di lavoro (esempio per pensionamento) è lontana: questo perché da oggi al momento della tua pensione la tassazione del trattamento di fine rapporto potrebbe essere aumentata o diminuita. Di seguito ti elenchiamo alcuni siti a cui è possibile rivolgersi per una simulazione di calcolo liquidazione.

Calcola il tuo TFR, Epheso

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Calcolo TFR online, Studio Cataldi 

Ultime notizie ed aggiornamenti sul TFR

Se vuoi saperne di più sulla regolamentazione del TFR continua a seguirci e noi di CircuitoLavoro ti continueremo a fornire informazioni che potranno tornarti utili per capire a quanto ammonta il tuo TFR che, lo ribadiamo, ti spetterà al momento in cui non lavorerai più per una data azienda indipendentemente dalla causa che ti ha portato a perdere il lavoro. Il raggiungimento della pensione, un licenziamento, le dimissioni. La normativa sui rapporti di lavoro e sul trattamento di fine rapporto lavorativo è sempre in continua evoluzione ed è importante essere sempre aggiornati per non incappare in brutte e spiacevoli sorprese.

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