Festa della Donna: Emancipazione e Lavoro

donneAvete già aperto Google da questa mattina? Se ancora non avete visitato la pagina del motore di ricerca, vi consiglio di farlo. Come in tante altre giornate importanti, anche oggi i creatori di Google si sono sbizzarriti con un Doodle speciale, dedicato all’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna. Al di là della simpatica grafica del Doodle, vi consigliamo di visitare il sito e di cliccarci su perché purtroppo ancora oggi non tutti sanno cosa c’è dietro il tripudio di mimose che caratterizza questa giornata.

 

Un po’ di storia non è fondamentale, ma non guasta mai. Le origini di questa giornata sono piuttosto controverse, ma dovrebbero risalire al 1908, quando un gruppo di operaie che lavoravano nella fabbrica tessile Cotton di New York decisero di scioperare per protestare contro le condizioni inumane in cui erano costrette a lavorare. Dopo alcuni giorni di lotte, l’8 Marzo, per ritorsione, il proprietario chiuse le operaie dentro la fabbrica, sigillando le porte e scoppiò un incendio che uccise 129 di loro. Un altro evento viene collegato alla celebrazione di questa giornata, un altro incendio nella fabbrica Triangle a New York, avvenuto un paio di anni dopo, in cui persero la vita 146 operai, la cui maggior parte erano donne immigrate. Un terzo evento significativo, che porta la data 8 Marzo 1917, merita e non può essere collegato a questa giornata dedicata al mondo femminile: fu una giornata davvero rivoluzionaria a San Pietroburgo, dove le donne scesero in piazza a protestare per il “Pane della Pace”, chiedendo la fine della guerra e maggiori diritti. Non tutti lo sanno, ma questo evento significativo diede origine alla ben nota Rivoluzione di Febbraio.

 

Cosa è cambiato dall’8 marzo di quel 1908 o da quel 1917? Tanto, forse tutto. Tranne rare e molto abbienti eccezioni, all’alba del ‘900 non erano molte le donne che potessero vantare una vita facile: l’istruzione nel ceto medio era considerato un diritto per figli maschi, le donne venivano mandate a lavorare da giovanissime in quelle famiglie dove i figli erano forza lavoro; una volta sposate con i figli, spesso numerosi, non c’era molto tempo per recuperare il tempo perduto e riprendere gli studi. Ma qualcuna ce l’ha fatta, qualcuna ha calcato la mano ed è andata oltre quei limiti che la società e il costume ponevano all’essere donna, anche nei paesi più all’avanguardia. E’ merito di tante donne che hanno sacrificato anche la loro vita, se noi oggi quando scriviamo di annunci di lavoro possiamo scrivere “impiegato/a” o magari “laureato/a”, in quello “slash” seguito da una “a” ci sono dentro le sofferenze e le gioie di migliaia di donne che hanno fatto in modo che quella “a” potesse esistere, che non rimanesse solo un sogno, una fantasia.
Dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto, anche senza andare troppo indietro nel tempo: spesso bastano le nostre mamme e le nostre nonne, che magari avrebbero voluto studiare ma i genitori avevano bisogno di due braccia in più in campagna e non hanno potuto.
Dobbiamo ringraziarle, perché se oggi noi siamo qui a scrivere (io) e leggere (voi) questo post e a cercare un lavoro in un qualunque ambito vuol dire che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo realizzato il sogno delle nostre nonne: siamo libere di scegliere per la nostra vita il percorso che vogliamo per realizzare noi stesse. Possiamo studiare, entrare in politica, avviare un’azienda, anche guidare un camion, arruolarci nell’esercito o andare nello spazio, se vogliamo, senza trasformarci in uomini!

 

Perché dopotutto continuiamo a festeggiare l’8 Marzo dopo tutti questi anni? Per ricordarci di quanto in un secolo sia cambiato tutto da un punto di vista di conquiste sociali, politiche ed economiche, certamente, ma soprattutto per non dimenticare che c’è ancora tanta strada da fare e che dobbiamo continuare a rimboccarci le maniche perché le discriminazioni e le violenze non si sono fermate con il raggiungimento di determinati obiettivi da parte della donna, ma continuano, spesso in una forma più subdola e sottile.

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