Nuove misure anti-evasione: controlli rigorosi e sanzioni più severe per le Partite IVA apri e chiudi

Controlli sulle “Partite IVA apri e chiudi”: scopri le nuove misure anti-evasione e le sanzioni previste dalla Legge di Bilancio 2023.

Iniziano i controlli per l’avvio di nuove attività commerciali autonome, in conformità alla Legge di Bilancio del 2023. L’obiettivo primario è contrastare l’evasione fiscale, soprattutto la pratica fraudolenta delle “partite IVA apri e chiudi“, attraverso l’adozione di nuovi criteri e procedure di verifica e analisi del rischio per verificare i dati forniti dai contribuenti al fine di ottenere una nuova partita IVA.

I dettagli specifici sono stati stabiliti dall’Agenzia delle Entrate tramite un provvedimento reso pubblico il 17 maggio 2023.

Il contribuente che, dopo essere stato convocato personalmente dall’Agenzia, non si presenta e non fornisce spiegazioni adeguate o la documentazione richiesta sarà soggetto a una sanzione di 3.000 euro e alla revoca della partita IVA.

Agenzia delle Entrate: stabiliti i criteri per il controllo delle nuove partite IVA

La Legge di Bilancio del 2023, nell’ambito delle misure per contrastare l’evasione fiscale, ha introdotto un potenziamento dei controlli al fine di limitare soprattutto il fenomeno delle “partite IVA apri e chiudi“.

Questa pratica riguarda le aziende e i professionisti che richiedono l’apertura di una partita IVA, ma interrompono l’attività prima di pagare le tasse dovute. Conformemente a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 148 della Manovra, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento n. 156803 il 17 maggio 2023, che stabilisce i criteri, le modalità e i tempi per l’analisi del rischio e il controllo delle nuove partite IVA.

In particolare, attraverso specifiche valutazioni dei rischi, si intensificano i controlli già previsti dall’articolo 35, comma 15 bis del decreto IVA (DPR n. 633/1972), al fine di accertare i requisiti soggettivi e oggettivi e individuare eventuali violazioni. L’obiettivo è individuare tempestivamente i soggetti che presentano situazioni critiche o anomalie. La valutazione si concentra principalmente su elementi di rischio:

  • Riguardanti il titolare di un’impresa individuale, un lavoratore autonomo o il rappresentante legale di una società, un’associazione o un ente, con o senza personalità giuridica;
  • Legati alla tipologia e alle modalità di svolgimento dell’attività, evidenziando eventuali irregolarità economico-contabili che indicano comportamenti evasivi gravi o sistematici;
  • Relativi alla situazione fiscale del titolare della partita IVA, in caso di violazioni gravi o sistematiche delle norme tributarie.
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Tali valutazioni si basano sulla comparazione di dati e informazioni disponibili nei database dell’Agenzia delle Entrate e su quelli acquisiti da altre fonti informative.

Partite IVA “apri e chiudi”: sanzioni severe e controlli più rigidi

I titolari di partita IVA che presentano i segnali di rischio individuati vengono convocati personalmente dall’Agenzia presso l’ufficio competente, secondo le disposizioni previste dalla legge fiscale, al fine di verificare la propria situazione. Essi devono fornire tutti i chiarimenti necessari e presentare la documentazione richiesta. Se il contribuente non si presenta dopo la convocazione o non fornisce elementi sufficienti a confutare il rischio, l’Agenzia emette una notifica di cessazione della partita IVA e infligge una sanzione di 3.000 euro.

Attraverso il servizio di verifica della partita IVA accessibile dalla sezione dedicata del sito dell’Agenzia delle Entrate, sarà possibile monitorare eventuali cessazioni della partita IVA. In questo modo, tutti gli operatori avranno la possibilità di verificare se un proprio fornitore o cliente ha ricevuto una notifica di cessazione.

Per riaprire la partita IVA, il contribuente dovrà presentare una garanzia finanziaria come una polizza fideiussoria o una fideiussione bancaria di almeno 50.000 euro per un periodo di tre anni. Nel caso in cui si siano verificate violazioni fiscali prima della notifica di cessazione, l’importo della garanzia dovrà corrispondere alle somme ancora dovute, se superiori a 50.000 euro.

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Autore
Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.