Cos’è il Quiet Quitting e come gestirlo?

Secondo lo "State of the global workplace 2022" di Gallup in Europa solo il 14% dei dipendenti è coinvolto dal proprio lavoro

Dopo le Great Resignation, il Quiet Quitting sembra essere diventato il fenomeno che coinvolge il mondo del lavoro e porta necessariamente a ripensare i rapporti tra Manager e impiegati e la necessità di creare nuove forme di coinvolgimento e motivazione in azienda. Si può tradurre con “abbandono silenzioso”, ma in che cosa consiste? Si tratta di quell’atteggiamento che porta il lavoratore a considerare e portare a termine solo le mansioni strettamente indispensabili e compatibili con le ore definite dal contratto, rifiutando straordinari, progetti extra e responsabilità aggiuntive.

Quiet Quitting: il nuovo fenomeno che spopola sui social

Un concetto ormai diventato virale, nonostante non si possa definire di certo nuovo. Da questa estate il “Quiet Quitting” ha iniziato a espandersi: basta pensare che l’hashtag #quietquitting ha raggiunto in poco tempo ben 8,2 milioni di visualizzazioni. YouGov ha svolto un sondaggio nel mese di agosto su un campione di 1000 impiegati statunitensi. Lo studio ha rivelato che il 56% non aveva mai sentito parlare di “Quiet Quitting”, il 37% pensava che descrivesse il minimo indispensabile di lavoro da svolgere, mentre il 19% pensava che si trattasse del rifiuto di attività extra senza compenso. In tal senso si può descrivere il Quiet Quitting come il contrario dell’employee engagement, nato da episodi sempre più frequenti di burnout, mancanza di motivazione e di comunicazione in azienda. Basti pensare che secondo il report “State of the global workplace 2022” di Gallup, in Europa solo il 14% dei dipendenti è coinvolto dal proprio lavoro.

Come gestire il fenomeno dell'”abbandono silenzioso”?

Soprattutto i giovani della Generazione Z non sono più disposti a fermarsi in ufficio oltre l’orario di lavoro, portare avanti progetti urgenti durante il fine settimana e farsi carico di responsabilità che non competono il loro ruolo. Alla base forse c’è la necessità di dimostrare che il denaro non sempre può essere considerato come una priorità unica, ma che risultano di primaria importanza anche il work life balance, la gestione e la crescita di un ambiente aziendale empatico e meritocratico, oltre ad un chiaro e definito percorso di crescita professionale. Così come per le Great Resignation, anche il Quiet Quitting mette le direzioni HR di fronte all’esigenza di considerare primari questi aspetti:

  • Definizione di obiettivi chiari e prospettive di crescita;
  • una comunicazione empatica e il dialogo costante con i manager;
  • un ambiente di confronto aperto e sereno tra collaboratori.

Greta Esposito
Greta Esposito
Copywriter e web editor, ho la fortuna di fare della scrittura la mia professione. Non viaggio mai senza musica in cuffia e amo le maratone di film in bianco e nero. Di cosa non posso fare a meno? Della libertà di gestire il mio tempo per dedicarmi alle mie passioni.
Ultimi articoli
Potrebbe interessarti anche

COMMENTA QUESTO ARTICOLO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui