Licenziamento per giusta causa e disoccupazione, cosa devi sapere

Se stai cercando informazioni sul licenziamento per giusta causa da parte del dipendente e su come percepire la disoccupazione, leggi il nostro articolo.

Spesso viene sottovalutato il fatto che il licenziamento di un dipendente comporti un costo per l’azienda. Il datore di lavoro che decide unilateralmente di porre fine in anticipo a un rapporto di lavoro è tenuto a coprire ciò che viene chiamato “ticket di licenziamento“, la cui cifra viene aggiornata ogni anno.

È importante che chiunque intenda licenziare un dipendente comprenda che ci sono limiti e restrizioni riguardo a quando è possibile farlo (poiché non è permesso licenziare senza motivo valido), ma anche che tale azione comporterà un costo che può variare in base al numero di dipendenti coinvolti.

Licenziamento per giusta causa da parte del dipendente e come percepire la disoccupazione

Il licenziamento per giusta causa è regolamentato dall’articolo 2119 del codice civile ed è l’atto con cui il datore di lavoro unilateralmente mette fine al rapporto di lavoro, indipendentemente dalla volontà del dipendente. Questo tipo di licenziamento è il più grave in quanto dipende da una grave violazione commessa dal lavoratore. A titolo esemplificativo, possono configurarsi come casi di licenziamento per giusta causa le seguenti condotte:

  • Insolenza verso i superiori;
  • Furto di beni aziendali durante lo svolgimento delle sue mansioni;
  • Diffamazione dell’azienda e dei suoi prodotti;
  • Minacce rivolte al datore di lavoro o ai colleghi;
  • Danneggiamento di beni aziendali;
  • Falsificazione di malattia o infortunio;
  • Violazione dell’accordo di non concorrenza.

La NASpI è un’indennità di disoccupazione introdotta per tutti i casi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° maggio 2015. Questa prestazione spetta in particolare ai lavoratori subordinati che hanno perso il lavoro in modo involontario. Sono inclusi:

  • Lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • Soci lavoratori di cooperative;
  • Lavoratori del settore artistico con un rapporto di lavoro subordinato;
  • Dipendenti a termine delle pubbliche amministrazioni.
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La richiesta di disoccupazione può essere presentata entro 68 giorni dall’evento che ha dato diritto all’indennità:

  • Dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • Dalla fine del periodo di maternità indennizzato, se la maternità è iniziata durante il rapporto di lavoro successivamente terminato;
  • Dalla fine del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale, se si sono verificati durante il rapporto di lavoro successivamente terminato;
  • Dalla definizione della controversia sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • Dalla fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso calcolata in giorni;
  • Dal trentottesimo giorno successivo alla data di cessazione in caso di licenziamento per giusta causa.

La richiesta deve essere presentata all’INPS in forma telematica tramite il servizio dedicato. È possibile scaricare tutorial e istruzioni sulla compilazione dei campi dalla stessa pagina, compresi i servizi collegati per la consultazione delle domande e le comunicazioni.

L’importo del contributo aziendale di recesso deve essere versato all’INPS dal datore di lavoro utilizzando il modello F24. Questo pagamento deve essere effettuato insieme ad altre somme dovute all’istituto, come i contributi a carico dell’azienda, i contributi a carico del dipendente, i contributi per il finanziamento delle indennità di malattia e maternità, ecc.

Il versamento, inoltre, deve essere effettuato entro il termine della denuncia successiva a quella del mese in cui si è verificata la cessazione del rapporto di lavoro.

Cosa cambia per la Naspi nei prossimi mesi del 2023

Iniziamo col dire che la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) è un beneficio economico introdotto a partire dal 1° maggio 2015 mediante il Decreto Legislativo 22/2015, come parte dell’attuazione del Jobs Act. La NASpI ha sostituito la precedente ASpI e mini ASpI, che a loro volta avevano rimpiazzato l’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti più rigidi.

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Per riassumere brevemente i requisiti per accedere alla NASpI: è necessario:

  • essere in uno stato di disoccupazione involontaria;
  • soddisfare i requisiti contributivi.

È importante sottolineare che attualmente il requisito di esperienza lavorativa, ovvero le 30 giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi, è stato abolito.

Per quanto riguarda gli altri due requisiti, per poter accedere alla nuova prestazione di disoccupazione NASpI, il lavoratore deve avere accumulato almeno 13 settimane di contributi per la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione (requisito contributivo).

Come già detto, il requisito di esperienza lavorativa, ossia almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, non è più necessario per accedere alla prestazione, indipendentemente dal contributo minimo.

Inoltre, a differenza delle vecchie indennità di disoccupazione ordinaria e ASpI, non è più richiesto il cosiddetto requisito di anzianità d’iscrizione, che prevedeva che al momento della cessazione del rapporto di lavoro fossero trascorsi almeno due anni dal primo versamento del contributo per la disoccupazione al fine di poter accedere al beneficio.

Quindi, è evidente che:

  1. Se si è occupati, non è possibile ricevere contemporaneamente la NASpI (sebbene esistano eccezioni a questa regola).
  2. Il lavoratore deve perdere il lavoro contro la propria volontà, che sia a causa di un licenziamento, della scadenza di un contratto a tempo determinato o di dimissioni per giusta causa, dimissioni nel periodo tutelato e altri casi specificati successivamente.

Si considera inoltre disoccupato il lavoratore che è senza impiego e ha dichiarato la sua immediata disponibilità presso il Centro per l’Impiego a svolgere attività lavorativa e partecipare alle misure di politica attiva del lavoro.

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Quanto costa licenziare un dipendente per giusta causa

Il calcolo del pagamento per il licenziamento si basa sul 41% del massimale mensile della ASpI (ora chiamata NASpI) per ogni anno di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

L’importo da pagare è indipendente dal tipo di contratto di lavoro, essendo uguale sia per i dipendenti a tempo pieno che a tempo parziale.

Tuttavia, la contribuzione deve essere proporzionalmente ridotta se il periodo di lavoro è inferiore a un anno. In questo caso, è sufficiente dividere l’importo annuale per dodici e poi moltiplicarlo per il numero di mesi lavorati.

Per l’anno 2023, secondo i nuovi criteri stabiliti dalla circolare n. 137/2021 e il massimale indicato nella circolare n. 26/2022, il pagamento richiesto per un licenziamento è di 603,10 euro (41% del massimale mensile della NASpI di 1.470,90 euro) per ogni anno di servizio del lavoratore, fino a un massimo di 1.809,30 euro per un periodo di tre anni lavorativi consecutivi.

Dal 1° gennaio 2017, l’importo ordinario del pagamento per il licenziamento viene triplicato nei casi di licenziamento collettivo in cui non è stato raggiunto un accordo sindacale riguardo alla dichiarazione di eccedenza del personale.

È prevista un’ulteriore maggiorazione per le aziende che hanno attivato la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) e che decidono di effettuare un licenziamento collettivo. In tali casi, a partire dal 1° gennaio 2018, la percentuale da applicare al massimale della NASpI per determinare l’importo del pagamento passa dal 41% all’82% (tranne per i licenziamenti collettivi iniziati entro il 20 ottobre 2017, con cessazione del rapporto di lavoro successiva al 1° gennaio 2018).

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Autore
Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.