L’impatto e gli effetti del salario minimo sull’occupazione

Nel seguente articolo esploreremo l'impatto del salario minimo sull'occupazione nel 2024

Nel seguente articolo esploreremo l’impatto del salario minimo sull’occupazione nel 2024.

Effetti del salario minimo sull’occupazione

L’introduzione o l’aggiustamento del salario minimo può avere una serie di impatti economici e sociali, positivi e negativi.

Di seguito i pro e i contro dell’implementare una misura simile:

  • redistribuzione del reddito: può contribuire a ridurre le disuguaglianze di reddito, garantendo una soglia minima ai lavoratori che svolgono lavori meno retribuiti. Ciò può aiutare a fornire più equità nella distribuzione del reddito;
  • riduzione della povertà: il salario minimo può essere uno strumento efficace per combattere la povertà, specialmente tra le fasce di lavoratori a basso reddito. Assicurando un reddito minimo, si offre una rete di sicurezza per chi si potrebbe trovare in situazioni di vulnerabilità economica;
  • stimolo alla domanda interna: aumentando il reddito dei lavoratori meno abbienti si può contribuire a stimolare la domanda interna di un Paese. Chi ha compensi più alti tende a spendere di più, sostenendo l’economia locale e favorendo la crescita economica complessiva;
  • effetti sulle imprese: la sua introduzione può comportare un aumento dei costi per le imprese, specialmente per quelle che dipendono fortemente dal lavoro a basso salario. Ciò potrebbe portare a un aumento dei prezzi dei beni e dei servizi o a una riduzione delle assunzioni.

Da un’altra parte, uno degli aspetti più dibattuti del salario minimo sull’occupazione riguarda i suoi effetti: alcuni studi suggeriscono che una soglia più elevata potrebbe ridurre il numero di posti di lavoro disponibili, in quanto le imprese potrebbero essere meno propense ad assumere o a mantenere dipendenti. Altri studi, invece, suggeriscono che gli effetti sull’occupazione sono limitati o trascurabili. È, comunque, sempre importante considerare il contesto specifico e le dinamiche del mercato del lavoro per comprendere gli effetti sull’occupazione.

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La sua introduzione potrebbe inoltre influenzare la competitività delle imprese a livello nazionale o internazionale. Se un Paese introduce un salario minimo più elevato rispetto ad altri si potrebbe creare uno svantaggio per le imprese in termini di costi e potrebbero essere spinte a delocalizzare o a ridurre la loro attività. Questo aspetto richiede una valutazione accurata delle conseguenze a lungo termine.

Studio sul salario minimo in Europa

Ventidue dei 27 Stati membri dell’Unione europea hanno un salario minimo nazionale. Danimarca, Italia, Austria, Finlandia e Svezia invece non ne hanno. Cipro ne ha introdotto uno all’inizio dello scorso anno.

Tra i 10 Paesi candidati e potenziali candidati, otto di questi hanno un salario minimo nazionale, ossia Montenegro, Moldavia, Macedonia del Nord, Georgia, Albania, Serbia, Turchia e Ucraina; Bosnia-Erzegovina e Kosovo non lo hanno.

Infine, i Paesi dell’Associazione europea di libero scambio (Efta), Norvegia, Svizzera e Islanda, non hanno un salario minimo nazionale.

I salari minimi dei Paesi europei variano notevolmente, con salari minimi mensili lordi che attualmente vanno dai 477 euro della Bulgaria ai 2.571 euro al mese del Lussemburgo.

Il salario minimo supera i 2.000 euro in Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, mentre in Francia è di 1.767 euro e in Spagna di 1.323 euro. Il salario minimo è inferiore a 1.000 euro in 14 dei 22 Stati membri in cui esiste un salario minimo nazionale.

Tra i Paesi candidati e potenziali candidati, la cifra varia dai 360 euro della Macedonia settentrionale ai 613 euro della Turchia. La Bulgaria (477 euro) ha un salario minimo inferiore a quello di Turchia, Serbia e Montenegro, tutti Paesi candidati.

L’impatto del salario minimo in Italia

Secondo l’Osservatorio sui Conti pubblici italiani (Ocpi), se si fissasse un salario minimo di 9 euro lordi, ci sarebbe un notevole aumento del costo del lavoro per le aziende. Un confronto con i 28 paesi dell’OCSE, che già hanno un salario minimo stabilito per legge, mostra che un salario minimo di 9 euro lordi sarebbe il più alto nell’area dell’OCSE.

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Se quindi da un lato è importante che il livello non sia troppo basso – altrimenti non svolgerebbe la funzione di sostenere il reddito delle persone – dall’altro, è allo stesso tempo opportuno evitare un livello troppo alto, poiché potrebbe causare una riduzione dell’occupazione regolare da parte delle imprese e un aumento del lavoro nero. Ecco perché, secondo l’OCSE, una soluzione che rispetti questi requisiti e sia in linea con il resto dei paesi europei prevedrebbe un salario minimo orario compreso tra i 5 e i 7 euro lordi.

Le tendenze future e le possibili soluzioni

I salari minimi reali sono diminuiti nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue quando l’inflazione ha raggiunto i massimi livelli nel 2022. L’Ocse chiede revisioni regolari per proteggere il tenore di vita dei lavoratori a basso salario.

“È importante che i salari minimi legali vengano adeguati regolarmente”, si legge nel rapporto dell’Ocse “Minimum Wages in Times of Rising Inflation”.

È dunque importante adeguare regolarmente i salari minimi. La direttiva dell’Ue mira a stabilire un quadro di riferimento per:

  • l’adeguatezza dei salari minimi legali;
  • la promozione della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari;
  • il miglioramento dell’accesso effettivo dei lavoratori ai loro diritti di tutela del salario minimo.
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Autore
Ortensia Ferrara
Ortensia Ferrara
Classe ’83, giornalista pubblicista dal 2007, laureata in scienze della comunicazione dal marzo 2008, appassionata di scrittura creativa, giornalismo e comunicazione da sempre. Pignola, puntuale, permalosa e inguaribilmente pessimista, curiosa, noiosa e ironica.