Manovra 2023, ipotesi Quota 103: cosa cambia e cosa resta del tema pensioni

Da gennaio 2023 si potrà lasciare il posto con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi

Tra le novità anticipate nel testo della Legge di Bilancio 2023 presentato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 21 novembre, ci sono la pensione anticipata con quota 103 e la proroga per l’Opzione Donna e l’Ape sociale.

Pensioni 2023: Quota 103

Sarà possibile l’anno prossimo andare in pensione con quota 103, ovvero con 62 anni di età e con 41 anni di contributi. La cifra indica infatti la somma dei requisiti richiesti per ritirarsi dal posto di lavoro.

In attesa di una riforma più strutturata – che durante il prossimo anno deve essere ulteriormente studiata e approfondita – la proposta del nuovo Governo si muove sulla scia della Quota 41 ma con alcune modifiche, e inoltre mira ad evitare il rientro della Legge Fornero (pensione a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi oppure dopo 42 anni e dieci mesi di contribuzione), che dal 1° gennaio 2023 tornerebbe in vigore senza un intervento immediato. Si supera inoltre la Quota 102, con validità sino al 31 dicembre e che prevede la pensione con 64 anni d’età e 38 di contributi.

Il nuovo modello pensionistico presume però alcune limitazioni: una volta maturato i requisiti richiesti non si potrà prendere una pensione superiore a cinque volte la minima e dunque chi deciderà di anticipare la pensione, per esempio dai 62 ai 67 anni, percepirà un salario entro una determinata soglia. Ovviamente il trattamento ottenuto dipenderà anche dalla maturazione dei contributi.

Sarà previsto inoltre un incentivo di circa il 10% per chi, nonostante abbia raggiunto i requisiti per l’uscita anticipata, rimane a lavoro.

Proroga Opzione Donna e Ape Sociale

Prorogata inoltre nel disegno di Legge del Bilancio 2023 l’Opzione Donna ma con alcune modifiche. Affinché la misura sia più equilibrata infatti, le lavoratrici potranno andare in pensione con 35 anni di contributi: a 58 anni se hanno due o più figli, a 59 anni con un figlio e a 60 anni in tutti gli altri casi.

Confermata inoltre l’Ape Sociale, ovvero l’indennità che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino alla pensione di vecchiaia ordinaria, ottenuta soltanto dai lavoratori che appartengono a determinate categorie protette: invalidi, caregiver e lavoratori che sono disoccupati da tempo o impegnati in mansioni usuranti.

Rivalutazione delle pensioni minime

Nel testo di Legge sono inoltre introdotte misure a sostegno delle pensioni minime:

  • rivalutate non del 100% ma del 120%, garantendo così un aumento dell’importo;
  • sopra i 5.000 euro saranno rivalutate del 35%;
  • in rapporto all’inflazione, l’aumento maggiore sarà per chi prende il minimo e ridotto per chi supera i 2.100 euro;
  • il loro aumento dipenderà dall’importo del trattamento.
Carla Monni
Carla Monni
Giornalista, appassionata di grafica e musicista ormai per diletto. La musica è al centro della mia professione e non solo: da anni affianco infatti la scrittura redazionale alla pratica musicale, spaziando dalla musica jazz al gospel e suonando qua e là con la mia band soul funk.
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