Prestito INPS per i dipendenti pubblici

In questo articolo esamineremo più da vicino gli aspetti chiave dei prestiti INPS per i dipendenti pubblici.

In questo articolo, esamineremo da vicino gli aspetti chiave dei prestiti INPS per i dipendenti pubblici, approfondendo i vari tipi di prestiti disponibili e le condizioni per accedervi.

Cos’è un prestito INPS per i dipendenti pubblici

I prestiti INPS, erogati dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale o da istituti di credito convenzionati, rappresentano un’opportunità finanziaria per i dipendenti pubblici. Con tassi agevolati e una gamma di durate, questi prestiti, noti anche come prestiti INPDAP, hanno un impatto significativo su un ampio numero di beneficiari.

I beneficiari dei prestiti INPS includono dipendenti del Gruppo Poste Italiane, insegnanti delle scuole statali e dell’infanzia, dipendenti pubblici e pensionati iscritti alla Gestione unitaria. Tuttavia, la vastità della platea potenziale è mitigata dai rigorosi requisiti di accesso.

I prestiti INPS si suddividono principalmente in tre categorie: piccoli prestiti, pluriennali e cessione del quinto della pensione. Queste opzioni offrono flessibilità in base alle esigenze finanziarie, consentendo agli utenti di scegliere la soluzione più adatta alle proprie circostanze.

Durata e modalità di rimborso

Le diverse tipologie di prestiti presentano durate variabili e modalità di rimborso adattabili alle esigenze dei beneficiari. La flessibilità si riflette anche nelle opzioni di rimborso, che possono variare da rate mensili costanti a trattenute dirette sulla pensione.

Possibilità di richiedere un piccolo prestito in misura ridotta

Il piccolo prestito rappresenta un’opzione di finanziamento a breve termine, caratterizzato da un piano di ammortamento con rate costanti, trattenute automaticamente da NoiPA direttamente dal cedolino stipendiale del dipendente. Questa gestione consente di richiedere piccoli prestiti erogati da INPS – Gestione ex INPDAP, entro i limiti delle disponibilità finanziarie stabilite annualmente nel bilancio di INPS.

LEGGI ANCHE  Imposta di bollo sulle fatture elettroniche: le nuove regole del 2024

Il piccolo prestito è accessibile per i dipendenti in servizio presso Amministrazioni statali o Enti locali, e la richiesta del credito richiede che l’amministrato sia iscritto alla “Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali” versando un contributo tramite trattenuta in busta paga, con un’aliquota dello 0,35%.

Gli importi richiedibili corrispondono a una singola mensilità o multipli di essa (1, 2, 3 o 4 mensilità nette di stipendio), rimborsabili in 12, 24, 36 o 48 rate, a seconda della durata del prestito. È anche possibile richiedere l’importo in doppia mensilità (fino a un massimo di 8 mensilità) con restituzione in 48 mesi, a condizione che non vi siano ulteriori trattenute stipendiali.

Sull’importo del prestito, si applica un tasso di interesse nominale annuo del 4,25%, un’aliquota dello 0,50% per le spese di amministrazione e un premio fondo rischi in base a età e durata del prestito. La procedura è diversa per il personale a contratto determinato, che può richiedere il prestito solo per il periodo residuale fino alla scadenza del contratto.

NoiPA mette a disposizione un self-service nell’area riservata del portale NoiPA, denominato “self service Piccolo Prestito“, per la richiesta online del piccolo prestito. Una volta inviata la domanda, NoiPA integra i dati e li trasmette ad INPS, che, previa approvazione, avvia le procedure di accredito automaticamente. In caso di estinzione anticipata, il dipendente deve rivolgersi direttamente a INPS tramite l’apposita funzionalità nel portale (INPS).

Possibilità di richiedere un nuovo prestito pluriennale

Per rispondere a specifiche esigenze personali o familiari, l’INPS offre prestiti rimborsabili tramite rate costanti, con trattenuta direttamente su stipendio o pensione. La richiesta richiede una motivazione specifica conforme al Regolamento per l’erogazione dei prestiti, disponibile sul sito www.inps.it, e la spesa deve essere debitamente documentata. Questa opportunità è destinata a dipendenti pubblici e pensionati iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo credito).

LEGGI ANCHE  Aumento pensioni 2025: nuovo calcolo per la rivalutazione degli importi

In vigore dal 1° ottobre 2011, il regolamento consente anche la richiesta di un prestito per l’acquisto della prima casa del figlio maggiorenne che intende costituire un proprio nucleo familiare autonomo.

L’importo massimo del prestito è pari al quinto dello stipendio o della pensione, con possibilità di una durata quinquennale (60 rate mensili) o decennale (120 rate mensili). Il rimborso inizia due mesi dopo la concessione. Sugli importi lordi del prestito gravano un tasso di interesse nominale annuo del 3,5%, un’aliquota per spese di amministrazione dello 0,5% e un premio compensativo per i rischi dell’operazione, variabile per fasce di età e durata (consultabile nel regolamento).

Il pagamento avviene tramite accredito sul conto corrente indicato dal richiedente, con l’IBAN fornito per i pensionati. I requisiti includono l’iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, un contratto a tempo indeterminato con quattro anni di anzianità utile alla pensione e quattro anni di versamento contributivo.

Il rinnovo è possibile dopo due anni per cessioni quinquennali e quattro anni per cessioni decennali. L’estinzione anticipata è consentita in qualsiasi momento, con rimborso del debito residuo e restituzione proporzionale della quota del fondo rischi.

In caso di decesso del beneficiario o di invalidità assoluta e permanente contratta in servizio per causa di servizio, ogni obbligazione verso il Fondo credito si estingue. L’INPS non procede nei confronti degli eredi per eventuali debiti residui.

Trasferimento a un’altra amministrazione pubblica

Nel caso di trasferimento a un’altra amministrazione, la trasmissione automatica dei dati sarà effettuata per garantire la continuazione della trattenuta sullo stipendio.

Cessazione dal servizio con diritto a pensione

Qualora si cessi il servizio con diritto a pensione prima che il prestito sia estinto, l’ammortamento continua attraverso una trattenuta sul trattamento pensionistico, non superiore al quinto e calcolata al netto delle ritenute erariali. Nel caso in cui la trattenuta mensile superi il quinto dell’importo della pensione, l’Istituto procede a ricalcolare il piano di ammortamento recuperando l’importo eccedente dal TFR/TFS. Fino al momento della maturazione del diritto al pagamento del medesimo TFR/TFS, vengono applicati interessi semplici, con il tasso d’interesse in vigore per il prestito.

LEGGI ANCHE  Lavoro occasionale in agricoltura 2023/2024: limiti, vincoli e normative
Potrebbe interessarti anche
- Advertisement -
Ultimi articoli
Autore
Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.