Quota 103: tutte possibilità per chi va in pensione anticipata flessibile

Per accedere all'opzione occorre però essere in possesso di precisi requisiti

Si potrà andare in pensione anticipata flessibile con Quota 103 e saranno tre le possibilità, da parte dei contribuenti, di utilizzare questa opzione. Ricordiamo che Quota 103 è stata introdotta dalla legge 197/2022.

Requisiti richiesti per Quota 103

L’Inps chiarisce quelli che sono i requisiti di cui occorre necessariamente essere in possesso entro il 31 dicembre 2023 per poter andare in pensione anticipata flessibile con Quota 103:

  • età anagrafica di almeno 62 anni
  • anzianità contributiva di almeno 41 anni, anche in cumulo tra diverse gestioni INPS

Se non in possesso di questi due requisiti non sarà possibile accedere alle opzioni garantite dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Quota 103: 3 opzioni da valutare

Come anticipato, la Quota 103 prevede tre opzioni. Accedere al pensionamento anticipato o continuare a lavorare versando all’Inps tutti i contributi previsti. O ancora, continuare a lavorare non versando la quota di contributi a carico dell’Inps e riceverla in busta paga. Coloro che al 31 dicembre 2023 avranno maturato i requisiti utili per sfruttare questa opzione potranno scegliere di smettere di lavorare ma anche di continuare a farlo e in questo modo potranno scegliere la modalità. Il Sole 24 ore, che ha dato in anticipo la notizia delle novità offerte da Quota 103, fa anche un esempio che serve a chiarire una situazione di fatto complicata (come sempre quando si parla di Riforma Pensioni).

Esempio di Quota 103

Un lavoratore nato a gennaio del 1959, che al 31 marzo 2023 ha raggiunto 41 anni e 3 mesi di contributi previdenziali, potrebbe raggiungere la pensione di vecchiaia al 31 gennaio 2026. Ad aprile, dunque al primo mese utile per accedere a Quota 103, potrà scegliere di attivare l’esonero dei contributi a suo carico. Questo fino al pensionamento di vecchiaia. Il lavoratore in questo caso potrà dunque beneficiare dell’esonero contributivo del 3% che è stato previsto dalla legge di Bilancio 2023.

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Ma c’è anche un’altra alternativa da poter sfruttare. Quella cioè di continuare a lavorare non versando la quota di contributi all’Inps e riceverla in busta paga. Quest’ultima soluzione però avrà conseguenze sia sulla busta paga dell’interessato sia sull’importo della pensione. Se da una parte lo stipendio aumenterebbe (perché non verrebbero prelevati i contenuti), dall’altro l’importo di stipendio più alto concorrerebbe ad alzare l’imponibile fiscale e quindi il contribuente avrebbe un prelievo fiscale maggiore.

Insomma la nuova opzione per il pensionamento desta ancora parecchie perplessità ed è difficile ipotizzare a priori se sia vantaggiosa o meno. Il consiglio è quello di rivolgersi ad esperti in materia per capire se rappresenti effettivamente una strada percorribile.

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Maris Matteucci
Maris Matteuccihttps://www.circuitolavoro.it/
Giornalista pubblicista, amo leggere e scrivere, adoro gli animali e la natura, mi piacciono tantissimo i bambini. Vivo col sorriso perché, specialmente da quando ho superato i 40 anni, ho ancora più chiaro, in testa, un concetto: che la vita è troppo breve per passarla ad essere arrabbiati. Questa sono io.