Rider e lavoro dipendente: Accordo Ue per migliorare le condizioni di lavoro nella gig economy

Rider e gig economy: accordo tra i ministri EU per maggiori tutele. Bastano tre criteri (su sette) per non essere considerati lavoratori autonomi.

Raggiunto un accordo per migliorare le condizioni di lavoro nella gig economy. La proposta si concentra sullo status occupazionale dei lavoratori delle piattaforme digitali e sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.

L’accordo apre la strada ai negoziati con il Parlamento e la Commissione europea. Si stima che in Italia quasi 600.000 persone lavorino su piattaforme digitali con modalità che differiscono dal lavoro autonomo. L’obiettivo è riclassificare i rider, i tassisti e i lavoratori domestici come dipendenti e garantire loro i diritti e la protezione sociale adeguati.

Accordo UE: migliori condizioni di lavoro per la gig economy

La presidenza svedese di turno dell’Unione europea ha annunciato che i ministri del Lavoro e degli Affari sociali dei paesi membri hanno raggiunto un accordo riguardo alla proposta di direttiva volta a migliorare le condizioni di lavoro per 28 milioni di dipendenti del settore della gig economy.

La proposta si basa su due principali pilastri:

  • stabilire il corretto status occupazionale dei lavoratori delle piattaforme digitali;
  • introduzione di nuove norme dell’Unione europea relative all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro.

L’approvazione da parte dei ministri apre ora la strada ai negoziati con il Parlamento europeo e la Commissione europea per raggiungere un accordo finale.

Solo in Italia, secondo l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), quasi 600.000 persone sono impiegate su piattaforme digitali in un modo che ha poco a che fare con un rapporto di lavoro autonomo.

L’obiettivo della direttiva promossa dal Consiglio sarà quello di ridefinire la posizione di figure come i rider, i tassisti e i lavoratori domestici, considerandoli dipendenti a tutti gli effetti, sulla base di sette criteri di identificazione.

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Attualmente, questi lavoratori sono classificati come autonomi, ma di fatto devono rispettare la maggior parte delle regole relative al lavoro subordinato. I ministri sottolineano che questa situazione “indica che effettivamente hanno un rapporto di lavoro e quindi dovrebbero beneficiare dei diritti del lavoro e della protezione sociale garantiti ai lavoratori secondo la legislazione nazionale e dell’Unione europea”.

Diritti e protezione sociale per i lavoratori

Secondo l’orientamento generale dei Ventisette, “si presume che i lavoratori siano dipendenti di una piattaforma digitale, anziché lavoratori autonomi, se il loro rapporto con la piattaforma soddisfa almeno tre dei sette criteri stabiliti nella direttiva”, tra cui:

  • limiti massimi sulla quantità di denaro che i lavoratori possono ricevere;
  • restrizioni sulla loro capacità di rifiutare il lavoro;
  • regole che disciplinano l’aspetto o il comportamento.

“Nel caso in cui si applichi la presunzione legale”, viene specificato, “sarà compito della piattaforma digitale dimostrare che non esiste alcun rapporto di lavoro secondo la legislazione e la prassi nazionale”.

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il Consiglio mira a garantire e promuovere una consapevolezza adeguata dei lavoratori riguardo all’impiego di sistemi automatizzati di monitoraggio e decisionali.

I ministri sottolineano inoltre l’importanza che “i lavoratori siano informati sull’utilizzo di sistemi automatizzati di monitoraggio e decisionali” e che gli algoritmi siano “monitorati da personale qualificato, che goda di una protezione speciale da trattamenti sfavorevoli”.

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Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.