Riforma del lavoro sportivo, dal 1° luglio 2023, novità per associazioni e società sportive dilettantistiche

Le novità della riforma del lavoro nello sport in vigore dal1° luglio 2023: dalla definizione dei lavoratori e collaboratori sportivi alle modifiche dei contratti e nei compensi dei volontari.

Le associazioni e le società sportive dilattentistiche si trovano di fronte a numerose novità con l’entrata in vigore, a partire dal 1° luglio, della riforma del lavoro sportivo 2023. In particolare, il Decreto Legislativo numero 36 del 2021 fornisce indicazioni riguardo alla gestione delle attività svolte dai volontari, inclusi i premi e i compensi occasionali, nonché le indennità per le trasferte e i rimborsi spese.

Vengono inoltre stabilite le modalità per l’esecuzione del lavoro sportivo, sia come impiego subordinato che come lavoro autonomo, e anche tramite forme di collaborazione coordinata. Tuttavia, queste disposizioni sono oggetto di intervento da parte di un decreto correttivo attualmente in esame presso la Camera dei Deputati. Quali potrebbero essere le modifiche in arrivo?

La riforma del lavoro all’interno delle associazioni e delle società sportive dovrebbe diventare effettiva il 1° luglio 2023, ma i lavori sono ancora in corso. Attualmente, infatti, è in fase di esame presso la Camera dei Deputati una proposta di decreto legislativo che apporterà correzioni e modifiche a diversi decreti legislativi, tra cui i numeri 36, 37, 38, 39 e 40 del 2021. Le Commissioni riunite responsabili dell’analisi del provvedimento (Commissione VII – Cultura, Commissione XI – Lavoro, Commissione V – Bilancio e Tesoro) si sono date come termine il 17 luglio 2023 per completare l’esame.

Corretta definizione di lavoratore e collaboratore sportivo prevista dalla riforma

Secondo il testo attuale dell’art. 25 del D.Lgs. n. 36/2021, vengono considerati lavoratori sportivi gli atleti, gli allenatori, gli istruttori, i direttori tecnici, i direttori sportivi, i preparatori atletici e i direttori di gara che, indipendentemente dal settore professionale o amatoriale, svolgono attività sportiva in cambio di un compenso, per conto di un soggetto appartenente all’organizzazione sportiva.

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Il prossimo decreto legislativo aggiunge a questa lista anche tutti gli altri membri affiliati che, in base ai regolamenti tecnici delle singole organizzazioni di appartenenza, svolgono mansioni necessarie per l’esercizio dell’attività sportiva, ad eccezione delle mansioni amministrative e gestionali.

Non sono considerati lavoratori sportivi coloro che offrono prestazioni nell’ambito di una professione per la quale l’abilitazione professionale viene rilasciata al di fuori dell’ambito sportivo, e per la quale è necessario essere iscritti in apposite albi o elenchi tenuti dai rispettivi ordini professionali.

Le associazioni e le società che ricevono prestazioni sportive devono comunicare al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche i dati necessari per identificare il rapporto di lavoro sportivo. La proposta di modifica attualmente in esame presso le Commissioni rende facoltativa l’opzione di adempiere all’obbligo di mantenere il libro unico del lavoro in formato elettronico tramite il Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche.

Modifiche al contratto di lavoro subordinato sportivo

L’articolo 25 del Decreto Legislativo numero 36 del 2021 stabilisce che l’attività lavorativa nel campo dello sport può essere svolta sia come lavoro dipendente che come lavoro autonomo, inclusa la forma di collaborazione coordinata e continuativa ai sensi dell’articolo 409, comma 1, numero 3 del codice di procedura civile, fatta salva l’applicazione dell’art. 2, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2015.

Per quanto riguarda i collaboratori coordinati e continuativi, essi sono considerati lavoratori autonomi quando organizzano autonomamente la propria attività, pur mantenendo un coordinamento con le esigenze dell’attività. Tuttavia, nel caso in cui il rapporto sia invece organizzato dal committente e quindi eterodiretto, si applicano le regole del lavoro dipendente. I collaboratori coordinati e continuativi hanno diritto all’assicurazione previdenziale e assistenziale, e lo stesso vale per i collaboratori occasionali se sussistono i requisiti.

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Tuttavia, è importante tenere presente che esistono dei limiti per le prestazioni di lavoro occasionale nel campo dello sport: i collaboratori occasionali possono svolgere attività lavorativa a condizione che il compenso annuo totale per tali prestazioni non superi i 5.000 euro.

La bozza di decreto attualmente in esame presso le Commissioni della Camera modifica anche l’art. 36 del sopracitato Decreto Legislativo numero 36 del 2021, aggiungendo al comma 6 dell’articolo 36 un ulteriore periodo che prevede che i compensi per i collaboratori coordinati e continuativi nell’ambito del dilettantismo non concorrono alla formazione della base imponibile IRAP dell’associazione, entro un limite massimo di 85.000 euro di compensi.

L’articolo 1, comma 19, lettera a) della suddetta bozza interviene anche sull’art. 28, comma 2, lettera a), del Decreto Legislativo numero 36 del 2021, aumentando da 18 a 24 ore la soglia oraria settimanale entro la quale, nell’ambito del dilettantismo e con i requisiti aggiuntivi previsti dall’articolo 28, comma 2, si presume che il lavoro sportivo sia oggetto di un contratto di lavoro autonomo, nella forma della collaborazione coordinata e continuativa.

Il contratto di lavoro dipendente nello sport può prevedere una durata massima di cinque anni dalla data di inizio del rapporto e sono ammesse la successione di contratti a termine tra gli stessi soggetti, così come la cessione del contratto prima della scadenza. Pertanto, non si applicano gli articoli da 19 a 29 del Decreto Legislativo numero 81 del 2015.

Premi e compensi occasionali per l’attività dei volontari

Focalizzandoci sulle associazioni e le società sportive dilettantistiche, è importante considerare l’articolo 29 del Decreto Legislativo numero 36 del 2021, che definisce i volontari come individui che offrono il proprio tempo e le proprie competenze per promuovere lo sport in modo personale, spontaneo e gratuito, senza scopo di lucro e senza ricevere alcuna forma di retribuzione.

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Nonostante la natura gratuita dell’attività volontaria, ai volontari possono essere riconosciuti premi e compensi occasionali in relazione ai risultati ottenuti nelle competizioni sportive, nonché indennità di trasferta e rimborsi spese, inclusi quelli forfettari, che sono soggetti alla soglia di esenzione prevista dall’articolo 69, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica numero 917 del 1986. Tali compensi sono quindi esclusi dal reddito per un importo massimo di 10.000 euro nell’anno fiscale, così come i rimborsi documentati per spese di vitto, alloggio e viaggio non vengono considerati nel calcolo del reddito del beneficiario.

La bozza del nuovo decreto legislativo prevede che le spese sostenute dal volontario possano essere rimborsate attraverso un’autocertificazione, purché l’importo mensile non superi i 150 euro. Tuttavia, è necessario che l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e sulle attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso.

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Autore
Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.