Taglio pensioni dipendenti pubblici, marcia indietro nella manovra

La legge di Bilancio per il prossimo anno ha sollevato preoccupazioni tra i dipendenti pubblici, in particolare per quanto riguarda i tagli alle pensioni.

Il varo della legge di Bilancio ha suscitato notevoli polemiche, in particolare per la prevista diminuzione dell’assegno Inps per i medici, infermieri, e altri dipendenti pubblici che andranno in pensione l’anno successivo. La reazione dei lavoratori, soprattutto del settore sanitario, è stata così intensa da portare allo sciopero annunciato per il 5 dicembre. In risposta alle critiche, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha dichiarato al Corriere della Sera che il governo intende ritirare la norma contestata, riconoscendo incongruenze e il rischio di incostituzionalità. Scopri tutte le novità previste per il 2024 in merito alla riforma delle pensioni.

Riforma delle pensioni per i dipendenti pubblici

Senza modifiche alla manovra, i lavoratori che hanno iniziato a lavorare a metà degli Anni ’80, tra cui medici, infermieri, maestri e dipendenti di Comuni e Regioni, avrebbero subito tagli significativi alle pensioni, arrivando in alcuni casi a un quarto dell’assegno. Tuttavia, il risparmio per le casse dello Stato nei primi anni sarebbe stato piuttosto esiguo, ammontando a 11,5 milioni nel 2024.

Le proteste, in particolare da parte dei medici, hanno spinto il governo Meloni a prendere una posizione retroattiva sulla riduzione delle pensioni per i dipendenti pubblici. Sebbene il testo sarà modificato, i partiti di maggioranza si impegnano a non presentare emendamenti, lasciando al governo la proposta di eventuali correzioni attraverso un maxi emendamento. Durigon ha sottolineato che l’intervento del governo mira a superare la riforma della professoressa Fornero, mantenendo la promessa di realizzare quota 41 entro la legislatura.

Il sottosegretario al Lavoro ha spiegato che la flessibilità in uscita sarà disponibile per 17.000 persone nel 2024, aumentando a 25.000 l’anno successivo. Ha anche evidenziato i cambiamenti nei criteri per le pensioni di vecchiaia, sostenendo che ciò favorirà i lavoratori, eliminando il requisito precedentemente previsto dalla riforma Fornero. Tuttavia, ciò comporta un aumento dei requisiti per coloro che desiderano andare in pensione prima, con giustificazioni sulla parità di decisioni per uomini e donne con figli.

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Durigon ha discusso delle modifiche all’Ape sociale, evidenziando un aumento di cinque mesi di lavoro per garantire la sostenibilità della spesa. Ha considerato questo cambiamento come un segnale politico, indicando che molti elementi fondamentali della riforma Fornero stanno attualmente superando.

Rischi di esodo e svuotamento degli uffici

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha confermato a Sky Tg24 le modifiche in corso, senza fornire dettagli sulle intenzioni del governo. Ha tuttavia sottolineato l’importanza di evitare una corsa ai pensionamenti, che potrebbe portare allo svuotamento degli uffici, indicando così la necessità di prevenire l’adozione di nuove regole come mezzo per eludere le normative in corso.

Impatto del taglio alle pensioni

Senza apportare modifiche alla manovra, si sarebbe prospettato un duro colpo alle pensioni future per circa 700.000 persone, tra cui infermieri, dipendenti comunali, maestri di scuole paritarie e ufficiali giudiziari. La revisione delle aliquote di rendimento per le pensioni liquidate a partire dal prossimo anno, inserita nella nuova legge di bilancio, avrebbe comportato tagli significativi, variando da 6.500 a 11.000 euro lordi all’anno, a seconda dei contributi versati prima del 1996.

La platea di lavoratori interessati comprende coloro iscritti alla Cassa per le pensioni dei dipendenti degli Enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni dei sanitari (CPS), alla Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), e gli iscritti alla Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori (CPUG). Il governo ha deliberato l’applicazione di coefficienti meno favorevoli rispetto a quelli attualmente in vigore, risalenti al 1965, per i contributi versati nel periodo compreso tra il 1981 e il 1995.

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Le stime della Cgil indicano tagli significativi; ad esempio, un lavoratore con un’anzianità retributiva ante ’96 di un solo anno e una retribuzione lorda di 30.000 euro subirebbe un taglio di 6.586 euro lordi all’anno, salendo a 8.782 euro con un reddito di 40.000 euro e a 10.978 euro con un reddito di 50.000 euro. Per le pensioni di vecchiaia con decorrenza nel 2024, la perdita cumulata può raggiungere cifre notevoli, oscillando tra 370 e 615 euro lordi al mese.

Le nuove aliquote avranno anche un impatto significativo sui riscatti, con un lavoratore di 55 anni che, per riscattare 4 anni di università in futuro, dovrà versare quasi 47.000 euro in più rispetto ai 18.671 euro attuali, secondo i calcoli dei sindacati autonomi Fials e Confsal-Unsa.

Modifiche alla legge di Bilancio per le mamme lavoratrici

Ulteriori modifiche alla legge di Bilancio riguardano le madri che lavorano. Le dipendenti a tempo indeterminato con due figli saranno esentate dal pagamento dei contributi per un solo anno, anziché per i tre anni inizialmente annunciati. L’agevolazione sarà in gran parte finanziata attraverso la riduzione dei contributi per tutti i dipendenti con un reddito fino a 35.000 euro. Questa misura sarà in vigore fino al 2026, ma si applicherà solo a coloro che hanno almeno tre figli, escludendo chi ne ha uno solo.

Facendo i conti, le madri beneficiarie di questo sostegno vedranno solo un modesto aumento mensile rispetto agli altri lavoratori. Tuttavia, l’esenzione, pur con un limite massimo di 3.000 euro all’anno, tenderà a favorire in misura maggiore coloro che percepiscono salari più elevati, poiché altrimenti non avrebbero beneficiato di alcuna riduzione delle tasse sul lavoro. Questo avviene in un contesto di bassa occupazione femminile nel nostro Paese, con poche donne che lavorano con numerosi figli, a differenza di quanto avviene nel resto d’Europa.

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Prospettive future

Il governo, in questo momento, si trova di fronte a due opzioni: la prima consiste nell’eliminare completamente la norma, come suggerisce il sottosegretario al Lavoro Durigon; la seconda è una revisione della misura per alleviare l’impatto, concentrando eventuali penalizzazioni solo su chi accede alla pensione anticipata e non su chi opta per quella di vecchiaia.

Entrambe le alternative condividono una sfida comune: trovare le risorse finanziarie necessarie. È noto, infatti, che i tagli sono stati introdotti dal governo con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare ad altri settori della stessa questione previdenziale, come il rinnovo di Quota 103, attualmente in bilico. Secondo le ultime indiscrezioni, l’esecutivo potrebbe intervenire nuovamente sull’indicizzazione degli assegni per coloro che sono già in pensione. La rivalutazione, come previsto dalla manovra, sarà piena solo per i trattamenti fino a quattro volte il minimo, mentre oltre questo limite si ridurrà gradualmente dal 85%. Tuttavia, sembra che le decisioni sulle misure di bilancio siano ancora in evoluzione.

Approfondisci in questo articolo la Simulazione della pensione per i dipendenti pubblici

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Valerio Mainolfi
Valerio Mainolfi
Specializzato in comunicazione e marketing, amante della scrittura creativa, navigo costantemente tra ambizioni future e sfide del nostro tempo, agganciato all’evoluzione illogica del mio essere.