Piano Sociale per il sud: Fondi per piu’ di 2 Miliardi di Euro

Il problema del Mezzogiorno d’Italia non è mai stato risolto e non è certo questa la sede per approfondire la questione. Ci preme, però, fornirvi alcuni dati: il prodotto interno lordo nelle regioni del nord è il doppio di quello del sud, il 20 % della popolazione meridionale è praticamente esclusa dal mercato del lavoro e il tasso di disoccupazione colpisce i giovani al di sotto dei 24 anni per oltre in 50%. La mancanza di posti di lavori è dovuta, tra le tante cause, alla carenza di investimenti e infrastrutture. Fatta tale premessa, andiamo a vedere, per una volta, cosa c’è di buono sotto il sole.

E’ dello scorso 11 Maggio la notizia della riprogrammazione dei fondi comunitari co-finanziati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia. Il Piano Sociale per il Sud, come è stato denominato, è stato presentato in conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Mario Monti insieme al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero, al Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca e al Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi.

Il Piano Sociale per il Sud si inserisce all’interno del Piano di Azione Coesione e ne rappresenta, possiamo dire, una seconda fase, volta ad accelerare e migliorare l’impiego dei fondi europei. I numeri sono questi: 2,3 miliardi di euro di fondi riprogrammati e destinati alle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Di questi, 845 milioni saranno impiegati per obiettivi di inclusione sociale: cura dell’infanzia e degli anziani non autosufficienti e interventi a favore dei giovani per combattere la dispersione scolastica e sostenere i progetti dell’imprenditoria giovanile. Altri fondi saranno destinati a progetti il cui fine è la crescita e lo sviluppo: si faciliterà l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e si finanzieranno i ricercatori italiani all’estero e l’imprenditoria giovanile e non. Infine, in maniera minore, i restanti fondi verranno adoperati per la valorizzazione di 20 poli culturali potenzialmente attrattivi, per ridurre i tempi della giustizia civile e per favorire l’innovazione energetica.

 

Il Piano di Azione Coesione, basato sui programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2007-2013, è stato avviato dal Governo nello scorso anno 2011, e nel corso di questi mesi è stato ridiscusso più volte, al fine di velocizzarne l’attuazione, e anche modificato, de-finanziando interventi obsoleti e destinando i fondi a situazioni più critiche. Il Piano era stato già discusso lo scorso novembre e varato il mese successivo e proponeva azioni nei settori Istruzione, Agenda Digitale, Occupazione e Ferrovie. Questo 11 maggio, invece, è stata proposta la seconda fase, che rappresenta l’estensione del piano e mira ad obiettivi, come dicevamo prima, di inclusione sociale e di crescita.

La riprogrammazione dei fondi, che ammontano a 2,3 miliardi di euro e che saranno gestiti dalle amministrazioni centrali, sarà così ripartita:

  • Per l’inclusione sociale: 400 milioni di euro per la cura dell’infanzia (creazione di 18000 nuovi posti nido entro il 2015), 330 milioni di euro destinati all’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata agli anziana), 77 milioni di euro investiti per combattere la dispersione scolastica e 37, 6 milioni per iniziative No Profit per i giovani;
  • Per la crescita: 50 milioni di euro per promuovere l’apprendistato giovanile 5, 3 milioni per il Progetto “Angels” per finanziare studi e ricerche nelle Università attraverso il lavoro dei ricercatori italiani all’estero, 50 milioni di euro per favorire l’autoimpiego e l’imprenditorialità giovanile, 900 milioni di euro per garantire la competitività e l’innovazione delle imprese;
  • Per l’attrazione culturale: 330 milioni di euro per la valorizzazione di aree culturali dal forte potenziale turistico;
  • Per la riduzione dei tempi della giustizia civile: 4, 4 milioni di euro per l’attivazione del Processo civile telematico (PCT);
  • Per l’efficientamento e l’innovazione energetica: 124 milioni di euro per investire nelle fonti rinnovabili e nelle tecnologie alternative, di risparmio energetico e di cogenerazione.

 

Insomma, le prerogative per far qualcosa di buono ci sono tutte, noi ci auguriamo che tutti gli obiettivi vengano raggiunti e che non ci siano “intoppi” visto che il famoso Rilancio del Sud viene proposto e riproposto ogni 4-5 Anni.

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