Piccole Stiliste Crescono: Ecco chi ha saputo combattere la Crisi

[youtube id=”pLEKFsMggyI” width=”600″ height=”400″] Il mercato è bello perchè è vario, soprattutto quello che tuttora offre la città di Roma! Vi raccontiamo oggi la storia delle Sartine di Monti. Ragazze giovani che, per combattere la crisi economica nel loro settore,  si sono date da fare e, partendo dal nulla, hanno creato posti di lavoro.

Come ben si sà, ogni domenica il Mercato Monti accoglie circa 35 espositori. Numerosi stand sono dedicati all’abbigliamento e agli accessori, a capi e prodotti rigorosamente hand-made creati da artigiani italiani, se così possiamo definirli. Gli stilisti realizzano produzioni indipendenti, collezioni limitate di modelli originali, fatte su misura per una clientela che ama distinguersi per il modo di vestire. Questi stilisti sono prevalentemente giovani donne, che hanno saputo rimboccarsi le maniche in un’Italia martoriata dalla crisi, che spesso offre ai lavoratori un’unica opportunità: il precariato.

Ascoltando cosa hanno da dire le nostre giovani stiliste la particolarità che è emersa e che accomuna un po’ tutte è stata la volontà di “reinventarsi” il lavoro, piuttosto che dipendere da altri che non avrebbero potuto, o voluto, ripagare il loro impiego degnamente.

 

Piccoli atelier sono sorti per le stradine del centro di Roma: in via del Boschetto Wilma Silvestri racconta del suo negozio “Le Gallinelle”, nato nel 1995. L’ultimo progetto riguarda le confezioni “espresse”: il cliente passa in negozio, sceglie il tessuto e il modello e ritorna in giornata a ritirare il suo capo su misura. Il costo contenuto è garantito da tessuti rigorosamente italiani. Il negozio ha accolto anche una stagista all’interno del suo piccolo staff: lei è Michela Ceccarini, studentessa presso l’Accademia di Moda a Roma, che crede che il recente successo delle collezioni “Le Gallinelle” stia proprio nel fatto che il cliente collabori alla produzione del capo.

L’originalità è, invece, l’arma vincente di Laura di Stefano, creatrice delle collezioni “Bloody Edith”, che contengono capi ispirati allo stile anni ’40 e ’50. La stilista non si è rassegnata anche se non è riuscita ad ottenere nessun finanziamento dalla provincia e dalla regione, e quasi 4 anni fa ha realizzato la sua prima produzione: 35 capi esposti in uno stand ad un festival rockabilly, tutti venduti.

E’ la burocrazia che ha dato filo da torcere a due ragazze, Leila Testa, 28 anni, e Eugenia Barbati, 29, che, stufe di un’eterna condizione di precariato sottopagato, hanno deciso di realizzare con un budget contenuto “Le Nou”, progetto di moda streetwear. Hanno dovuto aspettare più di 5 mesi per poter aprire il negozio, ma alla fine ce l’hanno fatta e oggi sono soddisfatte di dove sono arrivate: il coraggio le ha premiate!

Ma non sono solo loro ad esporre al Mercato Monti: tantissime altre stiliste hanno fatto della loro creatività un lavoro e, spesso, la volontà di darsi da fare è scaturita da momenti difficili, di inoccupazione, come nel caso di Hanane Tougui, costretta a casa per un anno e mezzo senza lavoro, che avuto l’idea di realizzare dei gioielli fatti a mano da applicare sulle scarpe da donna.

 

L’impressione che queste storie ci hanno dato è che l‘artigianato non sia morto, bensì si sia evoluto, soprattutto perchè la concorrenza della grande moda è davvero spietata. Figure lavorative come la sarta o il calzolaio non devono assolutamente sparire: possono ancora continuare nel loro lavoro con la grande passione che le contraddistingue e le differenzia dagli operai sfruttati delle industrie tessili e calzaturiere. Gli artigiani, al contrario dei macchinari industriali, hanno dalla loro parte il segreto del mestiere, e i loro prodotti, rispetto a quelli in stock della grande distribuzione, sono qualitativamente paragonabili ad un dolce appena sfornato dalla nonna, che niente ha a che vedere con le merendine che ci propongono alla tv!

 

Quello che ci auguriamo è che le istituzioni si rendano conto al più presto di questa realtà che arde sotto la cenere, e che investano nell’artigianato, mettendo a disposizione i fondi che, soprattutto per i giovani, costituiscono il mezzo necessario per potersi lanciare nel mondo del lavoro autonomo.

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