La Riforma del Lavoro è Legge! Vediamo cosa Cambia

Il ddl sulla riforma del mercato del lavoro è legge solo da qualche giorno, ma già ha suscitato polemiche, che d’altronde erano nell’aria da tempo ormai.

Passi la gaffe del Ministro Elsa Fornero, che intervistata dal Wall Street Journal si è lasciata scappare l’infelice frase:” Il lavoro non è un diritto” (aggiungendo immediatamente che va guadagnato, anche a costo di sacrifici) e per questo è stata subito ripresa dai vari leader politici italiani che l’hanno definita anticostituzionale, quello che preme a noi è capire in cosa consiste effettivamente questa riforma. Soprattutto, ai nostri lettori, interesserà sapere cosa cambia effettivamente in materia di rapporti di lavoro: vediamo quindi in particolare le novità per quanto riguarda i licenziamenti, gli ammortizzatori sociali, le tipologie di contratto e la tutela delle pari opportunità.

 

La riforma prevede varie macro-aree di intervento:

Tutela dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: sicuramente il punto che ha dato più grattacapi ai nostri parlamentari, come del resto ha fatto anche negli ultimi decenni. L’articolo 18 tutela i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, che può avvenire per motivi disciplinari, economici o discriminatori. Fino ad ora, quando gli accertamenti dimostravano che il datore di lavoro aveva licenziato illegittimamente un dipendente, quest’ultimo veniva immediatamente reintegrato nel suo impiego. Cosa cambia con la nuova legge: i dipendenti licenziati avranno diritto ad un risarcimento economico che potrà variare dalle 15 alle 24 mensilità, ma non saranno riassunti, a meno che in sede giudiziale non si dimostri l’illegittimità del licenziamento. Unica eccezione: in caso di licenziamento per motivi discriminatori (ragioni politiche, religiose, raziali o di sesso) il lavoratore sarà immediatamente reintegrato e, in più, potrà richiede un risarcimento pari a 15 mensilità.

 

Tutela del reddito dei lavoratori (ammortizzatori sociali)

Gli ammortizzatori sociali si collocano tra le misure economiche destinate ai lavoratori che hanno appena perso il posto di lavoro. In caso le aziende abbiano esigenze di riorganizzazione, ristrutturazione o ridimensionamento, spesso capita che i dipendenti siano costretti a mobilità lunga o corta, cassa di integrazione, indennità ordinaria di disoccupazione e prepensionamenti. Cosa cambia con la riforma: nasce l’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi), una nuova indennità di disoccupazione in cui confluiranno tutte le altre. L’indennità sarà ottenuta da chi abbia raggiunto un’anzianità assicurativa di almeno 2 anni e 52 settimane di contribuzione nell’ultimo biennio, altrimenti il lavoratore potrà contare sulla Mini Aspi. L’assicurazione avrà durata minima di 12 mesi, fino ai 54 anni, e massima di 18 mesi, oltre i 55 anni.
Contratti di lavoro

Contratto a tempo determinato: avrà durata massima di 12 mesi (fino ad ora poteva durare al massimo 6 mesi). Gli intervalli di tempo fra un contratto a tempo e l’altro si allungano (per far sì che il rapporto di lavoro non diventi a tempo indeterminato): 60 giorni per i contratti di durata inferiore ai 6 mesi, 90 giorni per quelli di durata superiore a 6 mesi. Il contratto a tempo costerà di più per le aziende: l’aumento dell’1,4% andrà a finanziare lAspi (di cui abbiamo appena parlato).

Contratto a progetto: finora era stata la tipologia contrattuale che prevedeva una minor contribuzione da parte delle aziende, veniva quindi preferita al momento dell’assunzione dei collaboratori. Da adesso, però, si potrà ricorrere a tale formula solo in caso di progetti specifici e non più anche quando questi vengano riproposti. Vantaggio per i lavoratori: nel caso in cui i collaboratori svolgano le stesse attività dei dipendenti dell’azienda, avranno diritto ad un salario base.

Contratto di apprendistato per i giovani: è la più importante misura della riforma destinata ai giovani che fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro. La durata non potrà essere inferiore ai 6 mesi, tranne nel caso di attività stagionali. Le aziende, al termine del contratto, dovranno assumere almeno il 50% degli apprendisti (per i primi 36 mesi dall’approvazione della legge basterà l’assunzione del 30% dei giovani). Il rapporto tra apprendisti e maestri sarà 1:1 nelle piccole aziende (meno di 10 dipendenti) e 3:2 in quelle più grandi.

Partita IVA: verranno effettuati controlli sulle partite IVA di lavoratori autonomi con redditi dichiarati inferiori ai 18mila euro lordi annui, tranne nel caso in cui i possessori siano iscritti ad un ordine professionale.

Tutela delle pari opportunità

La riforma del lavoro mira all’equità di genere, e per questo le nuove misure combatteranno le cosiddette dimissioni in bianco, una pratica illegale usata dai datori di lavoro al momento della stipula del contratto. I dipendenti vengono spesso costretti a firmare una lettera di dimissioni senza data che potrebbe essere usata dal datore di lavoro per allontanare il lavoratore senza corrispondergli alcuna indennità (sopratutto in casi di gravidanza delle dipendenti). Altra novità: diventa obbligatorio il congedo di paternità.

 

Questi, in sostanza, i principali emendamenti della legge sulla riforma del mercato del lavoro. Da una parte tasse più care per le aziende e contratti di lavoro che tutelano i dipendenti, dall’altra le modifiche all’articolo 18 che preoccupano non poco i lavoratori, i quali si sentono privati in parte dei loro diritti. Un colpo al cerchio e uno alla botte!

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