Cattedra inclusiva: ogni docente insegnante di sostegno

Questa proposta rappresenta un importante passo avanti per l'innovazione pedagogica nel sistema scolastico italiano e mira a garantire massime opportunità educative e di sviluppo delle potenzialità delle nuove generazioni

Questa proposta rappresenta un importante passo avanti per l’innovazione pedagogica nel sistema scolastico italiano e mira a garantire massime opportunità educative e di sviluppo delle potenzialità delle nuove generazioni.

La visione della cattedra inclusiva

L’ingresso nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado di alunne e alunni con disabilità ha generato, in ormai mezzo secolo di storia, una crescita nella qualità della progettazione educativa e didattica a favore di tutti coloro che accedono al sistema dell’istruzione del nostro Paese.

La loro presenza in un primo momento ha innescato un costruttivo dibattito accompagnato dal costante impegno di individuare “modi nuovi” per proporre insegnamenti e stimolare apprendimenti. Questa tensione ideale è oggi nuovamente alla ricerca di una direzione di senso oramai ineludibile a fronte di percepibili resistenze e di una cultura dell’esclusione e dell’abilismo difficili da estirpare.

La visione e l’idea sono quindi di consolidare e rendere strutturale l’esperienza della “cattedra inclusiva”. Con essa si può attuare una nuova organizzazione che, nel tempo, veda tutti i docenti della scuola italiana impegnati in un incarico polivalente nel quale una parte delle ore di servizio siano impiegate in attività disciplinari e una parte nelle attività di sostegno, rendendo effettiva la corresponsabilità.

Cosa prevede la proposta di legge

La proposta di legge ”Introduzione della cattedra inclusiva nelle scuole di ogni ordine e grado” è stata redatta da un gruppo di esperti dell’inclusione scolastica ed le linee essenziali sono state anticipate durante il tradizionale Convegno Erickson, svoltosi a Rimini il 19 novembre 2023.

La norma approvata produrrebbe una reale e piena attuazione della progettualità inclusiva anche attraverso una ridefinizione, in termini di corresponsabilità, come pure di professionalità, del personale docente, oltre a garantire la continuità educativo-didattica, questione frequentemente riproposta all’interno del dibattito generale.

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La proposta investe l’intero sistema scolastico e si pone quale elemento di “rottura” rispetto a visioni standardizzate e stigmatizzanti: il cambiamento, infatti, non riguarda unicamente gli aspetti organizzativi, ma anche e soprattutto la dimensione culturale.

La proposta, nella sua attuazione, prevede una necessaria fase transitoria, indispensabile per pervenire a una forma organizzativa nel suo insieme completa e significativa. Si tratta della “cattedra mista” o “incarico misto” che verrebbe ridefinita “cattedra inclusiva”.

Il progetto di legge stabilisce poi che “a decorrere dal sesto anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge, nelle scuole di ogni ordine e grado tutti i docenti incaricati sui posti comuni effettuano una parte del loro orario con incarico su posto di sostegno, mentre tutti i docenti con incarico su posto di sostegno effettuano, anche nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa dell’istituto, una parte del loro orario su posto comune.”

Non tutti saranno da subito coinvolti e non si prospetterà un’applicazione vincolante per tutti: coloro che abbiano “l’età anagrafica di anni sessanta o che abbiano maturato un’anzianità di servizio superiore ai venticinque anni” potranno essere non coinvolti, a eccezione di coloro che, invece, chiederanno di poter partecipare attivamente alla nuova forma organizzativa.

La formazione del personale

La cattedra inclusiva non si limita agli aspetti organizzativi, ma prevede anche appositi percorsi formativi, mediante i quali i docenti acquisiranno le necessarie competenze per lavorare “con tutti gli alunni della classe”. Si profila un piano di formazione quinquennale, rivolto a tutti i docenti in servizio, che consentirà l’acquisizione delle competenze sostanzialmente coerenti con il percorso di “specializzazione”, per chi non le possiede, e l’abilitazione all’insegnamento, per coloro che ne sono privi.

A ciò si aggiunga l’istituzione di due nuovi organismi operativi, nell’ottica della semplificazione: un “coordinamento pedagogico”, presso ciascuna istituzione scolastica e un “coordinamento pedagogico territoriale”, che comprenderà i CTS, i CTRH, i CTI, le scuole-polo per l’inclusione e i GIT, gruppi non ancora operativi.

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Al tempo stesso è contemplato il congelamento degli organici ai numeri attuali, senza dunque tenere in considerazione i potenziali effetti derivanti dal calo demografico. Grazie a questo congelamento, non vi saranno aggravi di spesa per la finanza pubblica per quanto riguarda la costituzione dei coordinamenti pedagogici d’istituto e territoriali.

I costi per la formazione del personale in servizio sono stati calcolati in modo dettagliato in 150 milioni annui per 6 anni (per un totale di 900 milioni) necessari per finanziare cinque edizioni di un corso di specializzazione biennale, con una struttura diversa da quelli introdotti dal decreto 30 settembre 2011, anche perché tiene conto della professionalità acquisita e documentata dagli anni di anzianità di servizio, ognuna delle quali vedrà coinvolti circa 80.000 docenti non specializzati.

Opportunità e timori della proposta

Frutto del lavoro di elaborazione di un gruppo di autorevoli esperti, la proposta lancia una sfida culturale e operativa per l’innovazione pedagogica dell’intero sistema scolastico italiano, rafforzando e rilanciando una visione davvero inclusiva per le nuove generazioni alle quali vanno garantite le massime opportunità educative e di sviluppo delle loro potenzialità.

Per rendere operativo e concreto questo intento è però necessario un congruente intervento legislativo. La scuola e i docenti inclusivi, infatti, devono essere sostenuti da una serie di garanzie che riguardano sia le dotazioni organiche sia un piano straordinario di formazione, fino all’attivazione di nuove strutture, che consentano di semplificare l’attuale sistema.

Va introdotto il “coordinamento pedagogico” che deve essere previsto sia a livello di singola istituzione scolastica che a livello di ambito territoriale. Un’impostazione che valorizza l’autonomia organizzativa, didattica e curricolare delle singole istituzioni scolastiche nello sviluppo delle forme di flessibilità ritenute maggiormente idonee.

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Autore
Ortensia Ferrara
Ortensia Ferrara
Classe ’83, giornalista pubblicista dal 2007, laureata in scienze della comunicazione dal marzo 2008, appassionata di scrittura creativa, giornalismo e comunicazione da sempre. Pignola, puntuale, permalosa e inguaribilmente pessimista, curiosa, noiosa e ironica.