Aumento dello stipendio per le lavoratrici madri

In questo articolo, esploreremo i recenti sviluppi legati all'aumento del salario per le lavoratrici madri e analizzeremo le misure adottate per favorire questa categoria di lavoratori

In questo articolo, esploreremo i recenti sviluppi legati all’aumento del salario per le lavoratrici madri e analizzeremo le misure adottate per favorire questa categoria di lavoratori.

Bonus mamme in busta paga 2024: beneficiarie, importi e istruzioni Inps

Il bonus mamme è un esonero contributivo a favore delle lavoratrici madri con almeno due figli a carico. Introdotto dalla Legge di Bilancio 2023, il bonus è stato confermato e ampliato per il 2024.

Il bonus spetta alle lavoratrici dipendenti, sia del settore pubblico che privato, che abbiano:

  • almeno due figli a carico, nati o adottati, di età inferiore ai 21 anni
  • un reddito annuale lordo non superiore a 85.000 euro

L’importo del bonus mamme varia in base al numero di figli a carico:

  • 2 figli: esonero contributivo pari al 30%, fino a un massimo di 1.800 euro annui (150 euro al mese)
  • 3 o più figli: esonero contributivo pari al 100%, fino a un massimo di 3.000 euro annui (250 euro al mese)

Per ricevere il bonus mamme, non è necessario presentare alcuna domanda. L’Inps erogherà il bonus direttamente ai datori di lavoro, che provvederanno ad applicarlo in busta paga.

Chi può beneficiare del bonus mamme in busta paga?

L’esonero contributivo spetta a tutte le lavoratrici madri dipendenti, sia del settore pubblico che si quello privato, compreso il settore agricolo. Uniche lavoratrici escluse dal beneficio sono quelle con un rapporto di lavoro domestico.

Per avere diritto all’esonero è importante soddisfare i requisiti richiesti dalla norma, ovvero:

  • essere mamma di almeno tre figli il più piccolo dei quali abbia meno di 18 anni;
  • essere mamma di almeno due figli il più piccolo dei quali abbia meno di 10 anni.
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Il requisito dell’essere mamma di almeno due o tre figli, spiega la circolare Inps n.27, si cristallizza alla data della nascita del terzo figlio (o successivo), non producendosi alcuna decadenza dal diritto a beneficiare della riduzione contributiva in oggetto in caso di premorienza di uno o più figli o dell’eventuale fuoriuscita di uno dei figli dal nucleo familiare o, ancora, nelle ipotesi di non convivenza di uno dei figli o di affidamento esclusivo al padre.

Allo stesso tempo, la cristallizzazione opera alla nascita del secondo figlio per il 2024.

Aumento del salario per le lavoratrici madri

Questo aiuto economico si traduce in un reale aumento dello stipendio delle lavoratrici in questione che, non avendo più i contributi a loro carico defalcati dallo stipendio, per un certo numero di anni riceveranno una busta paga più alta.
Di quanto aumenta la busta paga per le mamme lavoratrici?

Sul portale dell’Inps si legge che le aliquote delle contribuzioni ai fini pensionistici (IVS) sono in genere pari al 33%, con la seguente modulazione:

  • 23,81% a carico del datore di lavoro;
  • 9,19% a carico del lavoratore.

A questi contributi si devono aggiungere i contributi di finanziamento delle assicurazioni assistenziali (malattia, maternità, etc.) che si attestano in maniera diversa in base al settore produttivo. 

Per quel che riguarda la decontribuzione per le lavoratrici del 9,19% sui contributi a carico del lavoratore dipendente, c’è da considerare, però, che fino a quando ci sarà la decontribuzione generale riconosciuta al 6% e al 7% in base al reddito (che per ora è stato riconfermato per tutto il 2024), l’aumento reale di cui potranno godere in più le lavoratrici madri è del 3,19% o del 2,19%

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Di fatto la lavoratrice avrebbe un aumento del 9,19% sull’imponibile previdenziale lordo solo quando la decontribuzione riconosciuta alla totalità dei lavoratori verrà meno, perché è ovvio che si tratta di un beneficio che non potrà essere rifinanziato per sempre. 

Altre misure a sostegno delle lavoratrici madri

Oltre al bonus mamme in busta paga, esistono diverse altre misure a sostegno delle lavoratrici madri. Tra le principali ricordiamo:

Congedo di maternità:

  • durata: 5 mesi complessivi, di cui 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto
  • indennità: pari all’80% della retribuzione
  • permessi per allattamento: 2 permessi giornalieri di 1 ora ciascuno durante il primo anno di vita del bambino

Congedo parentale:

  • durata: fino a 10 mesi complessivi, fruibili entro il 12° anno di vita del bambino
  • indennità: pari al 30% della retribuzione per i primi 3 mesi, al 30% o al 50% (in base al reddito) per i mesi successivi

Assegno di maternità:

  • prestazione economica erogata dall’INPS a favore delle madri che non hanno diritto all’indennità di maternità
  • importo: varia in base al reddito e al numero di figli a carico

Bonus nido:

  • contributo economico per le famiglie che iscrivono i propri figli a un nido d’infanzia
  • importo: varia in base al reddito e al numero di figli a carico

Part-time e telelavoro: diritto al part-time e al telelavoro per le lavoratrici madri con figli di età inferiore ai 12 anni.

Tutela contro il licenziamento: le lavoratrici madri sono tutelate contro il licenziamento durante il periodo di gravidanza, congedo di maternità e congedo parentale.

Asilo nido aziendale: alcune aziende mettono a disposizione dei propri dipendenti un asilo nido aziendale.

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Autore
Ortensia Ferrara
Ortensia Ferrara
Classe ’83, giornalista pubblicista dal 2007, laureata in scienze della comunicazione dal marzo 2008, appassionata di scrittura creativa, giornalismo e comunicazione da sempre. Pignola, puntuale, permalosa e inguaribilmente pessimista, curiosa, noiosa e ironica.