Politiche attive per il lavoro: quali sono e come funzionano

In questo articolo esploreremo le politiche attive del lavoro e le loro prestazioni contro l'esclusione sociale, con un focus sulle novità introdotte nel 2024

In questo articolo esploreremo le politiche attive del lavoro e le loro prestazioni contro l’esclusione sociale, con un focus sulle novità introdotte nel 2024.

La dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro

La dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro è la dichiarazione che determina formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione di una persona. Con il rilascio della DID la persona dichiara di essere immediatamente disponibile allo svolgimento di un’attività lavorativa ed alla partecipazione ad iniziative per la ricerca attiva del lavoro.

I disoccupati, tramite la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, accedono al sistema delle politiche attive che prevede la profilazione del lavoratore in relazione al suo grado di occupabilità e la sottoscrizione con il centro per l’impiego di un patto di servizio personalizzato.

Reddito di cittadinanza: sostegno integrativo per la lotta alla povertà

Il Reddito di cittadinanza (Rdc) è una misura di politica attiva del lavoro e contrasto alla povertà e prevede l’erogazione di un beneficio economico variabile in base al nucleo familiare e subordinato allo svolgimento di un percorso per l’inserimento al lavoro (Patto per il lavoro) o all’inclusione sociale (Patto per l’inclusione).

Ai beneficiari del Rdc spetta anche l’assegno di ricollocazione e i datori che li assumono possono fruire di incentivi.

Nelle more di un’organica riforma delle misure di sostegno alla povertà e di inclusione attiva, nell’anno 2023, la misura del reddito di cittadinanza è riconosciuta nel limite massimo di 7 mensilità non oltre il 31 dicembre 2023. Tale limite temporale non si applica per i percettori del Reddito di cittadinanza che, prima della scadenza dei 7 mesi, sono stati presi in carico dai servizi sociali, in quanto non attivabili al lavoro. Tale limite di durata non si applica in caso di nuclei familiari al cui interno vi siano persone con disabilità, minorenni o persone con almeno 60 anni di età fermo restando il limite di fruizione del beneficio entro il 31 dicembre 2023 (art. 1, cc. 313 -314, L. n. 197/2022, c.d. Legge di Bilancio 2023).

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Fermo restando tale limite di durata massimo, a decorrere dal 1° gennaio 2023 i soggetti tenuti agli obblighi di cui al Patto per il Lavoro e al Patto per l’inclusività devono essere inseriti in una misura di politica attiva, ivi inclusi corsi di aggiornamento delle competenze o di riqualificazione professionale anche erogati attraverso tecnologie digitali, o nelle attività previste per il percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.

In caso di mancata frequenza del programma assegnato, il nucleo familiare del beneficiario del reddito di cittadinanza decade dal diritto alla prestazione.

Le regioni sono tenute a trasmettere all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro gli elenchi dei soggetti che non rispettano l’obbligo di frequenza. Inoltre, per i beneficiari del reddito di cittadinanza appartenenti alla fascia di età compresa tra 18 e 29 anni che non hanno adempiuto all’obbligo di istruzione, l’erogazione del reddito di cittadinanza è subordinata anche all’iscrizione e alla frequenza di percorsi di istruzione degli adulti di primo livello o comunque funzionali all’adempimento del predetto obbligo di istruzione.

A decorrere dal 2023, inoltre, il reddito di cittadinanza decade in caso in cui uno dei componenti il nucleo familiare non accetti la prima offerta di lavoro.

A decorrere dal 1° gennaio 2024 la disciplina del reddito di cittadinanza è abrogata.

Profilazione e patto di servizio personalizzato: approccio su misura

La profilazione consente di personalizzare i percorsi di politica attiva proposti al disoccupato. Sulla base delle informazioni dichiarate in sede di presentazione della DID e dei colloqui sulle competenze ed esperienze occupazionali realizzati in seguito alla convocazione presso il Centro per l’Impiego, alla persona disoccupata viene assegnato un profilo di occupabilità, che determina il percorso di servizi e misure contenuti nel patto di servizio personalizzato.

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La classe di profilazione viene aggiornata ogni 90 giorni tenendo conto della durata della disoccupazione e della frequenza di corsi di formazione o dell’acquisizione di competenze.

Il patto di servizio personalizzato, sottoscritto dal disoccupato, lo impegna a partecipare alle iniziative di politica attiva e ad accettare offerte di lavoro congrue.

I beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito che non si attengono agli obblighi previsti nel patto, sono soggetti ad un sistema sanzionatorio che comporta la perdita parziale o totale delle indennità di disoccupazione.

La congruità dell’offerta, invece, si basa su specifici parametri, che sono: 

  • competenze del lavoratore; 
  • distanza dal domicilio; 
  • tempi di trasferimento; 
  • durata della disoccupazione; 
  • tipologia contrattuale; 
  • ammontare della retribuzione

Le misure di politica attiva per l’occupazione

Tra le misure previste dal D.L. 48/2023 se ne segnalano alcune in favore delle imprese, e in particolare:

  • l’introduzione di semplificazioni in merito agli obblighi di informazione e di pubblicazione, relativi al rapporto di lavoro, che devono essere adempiuti dal datore di lavoro o dal committente in favore dei lavoratori;
  • la modifica della disciplina delle causali in presenza delle quali i contratti a tempo determinato possono avere una durata superiore ai 12 mesi ma comunque non oltre i 24 mesi e l’esclusione anche per i rinnovi, come già previsto per le proroghe, dell’esigenza delle causali se la durata complessiva del rapporto non supera i dodici mesi e dispone che nel computo di tali dodici mesi non si tiene conto del periodo temporale del rapporto previsto dai contratti stipulati prima del 5 maggio 2023;
  • l’esclusione dal computo del limite previsto per il ricorso ai contratti di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato (intercorrenti tra somministratore e utilizzatore) dei lavoratori in apprendistato e di determinati soggetti;
  • la proroga al 2024 dei contratti di espansione sottoscritti da aziende e i gruppi con più di 1.000 lavoratori, se gli esodi non siano esauriti, che potranno essere perfezionati entro 12 mesi dal termine originario dell’accordo, in sede ministeriale;
  • la modifica della disciplina del lavoro occasionale, elevando da 10.000 a 15.000 il compenso massimo per ciascun utilizzatore che opera nei settori dei congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e dei parchi divertimento, con riferimento alla totalità dei prestatori, e da 10 a 25 il numero massimo di dipendenti a tempo indeterminato che un utilizzatore nei suddetti settori può avere perché sia vietato il ricorso al lavoro occasionale;
  • l’incremento del Fondo nuovo competenze attraverso risorse nazionali e comunitarie, per finanziare accordi sindacali sottoscritti a decorrere dal 2023;
  • il riconoscimento, per il periodo dal 1° giugno 2023 al 21 settembre 2023, a favore dei lavoratori del comparto del turismo con un reddito fino a 40.000 euro, di una somma a titolo di trattamento integrativo speciale, pari al 15 per cento delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione al lavoro notturno e alle prestazioni di lavoro straordinario effettuato nei giorni festivi
  • per il periodo d’imposta 2023 l’aumento per i dipendenti con figli fiscalmente a carico da 258,23 euro a 3.000 euro del limite di esenzione dal computo del reddito imponibile del lavoratore dipendente per i beni ceduti e i servizi prestati al lavoratore medesimo.
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Novità del 2024: ultime tendenze delle politiche attive del lavoro

Le ultime tendenze delle politiche attive del lavoro in Italia mirano a rendere il sistema più efficace, personalizzato e inclusivo, con un’attenzione particolare alla formazione e alla riqualificazione.

In quest’ottica ci sono però alcune sfide da affrontare:

  • aumento del budget per le politiche attive: l’Italia investe ancora poco rispetto ad altri paesi europei;
  • miglioramento del coordinamento tra i diversi attori: per una maggiore efficacia ed efficienza degli interventi;
  • sviluppo di una cultura di lifelong learning: per favorire l’adattamento continuo alle esigenze del mercato del lavoro.

Scopri le forme di supporto disponibili e previste per i disoccupati, anno 2024

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Autore
Ortensia Ferrara
Ortensia Ferrara
Classe ’83, giornalista pubblicista dal 2007, laureata in scienze della comunicazione dal marzo 2008, appassionata di scrittura creativa, giornalismo e comunicazione da sempre. Pignola, puntuale, permalosa e inguaribilmente pessimista, curiosa, noiosa e ironica.