Reddito di Cittadinanza: il Disegno di Legge del M5S

m5sMinimax, Sozialhilfe, RMI, Arbeitslosengeld II, Beinstand e I.B.J.A.: tante parole in lingue diverse, che sembra quasi impossibile credere che si tratti in un certo di sinonimi. Non è una traduzione fedele, non stiamo parlando della traslazione pedissequa della stessa parola in un idioma differente, ma il concetto è lo stesso: reddito di cittadinanza, rispettivamente in Belgio, Austria, Francia, Germania, Olanda e Gran Bretagna.

I dettagli delle misure adottate in ogni Paese differiscono leggermente gli uni dagli altri, rispecchiando e al tempo stesso rispettando quella che è la cultura di base di ciascuno. Vi chiederete a questo punto: perché loro sì e noi no? Non c’è una sola risposta, men che meno una risposta esatta al quesito, ma finalmente qualcosa si muove. Il Movimento 5 Stelle ha elaborato una proposta di legge per istituire il Reddito di Cittadinanza che ha come obiettivo quello di far sì che tutti i cittadini disoccupati possano vivere in condizioni dignitose con un reddito minimo pro capite di 600 euro.

 

Il Movimento 5 Stelle guidato da Grillo ha finito ieri di redigere il suo disegno di legge riguardo il Reddito di Cittadinanza: suona come qualcosa di incredibilmente evoluto ed innovativo per l’Italia, anche se guardandoci intorno senza eccessiva malizia in realtà esiste in tutta Europa ad eccezione della Grecia e dell’Italia, da quando nel ’92 (ben 13 anni fa) la Comunità Europea “esortava” i diversi Paesi a introdurre “il reddito di cittadinanza, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri”. Il Movimento 5 Stelle non è il solo ad aver proposto l’istituzione di una misura che possa garantire una vita dignitosa alle fasce più povere della popolazione, anche PD e Sel stanno lavorando su una loro proposta, ma prima di tutto è necessario fare chiarezza: il nome del progetto iniziale che si legge su molti giornali e che lo stesso Grillo aveva utilizzato è piuttosto improprio. Il leader del Movimento parlava infatti in campagna elettorale dell’istituzione di un “reddito di cittadinanza”, quando invece si tratta nel concreto di un “reddito minimo garantito”.

 

Il reddito minimo garantito, a differenza del reddito di cittadinanza che viene percepito da qualunque cittadino maggiorenne indipendentemente dalla situazione lavorativa e dal reddito, sarebbe erogato a tutti i cittadini in stato di disoccupazione che percepiscono un reddito mensile inferiore ai 600 euro. Questa forma di sussidio però prevede l’erogazione del contributo a completamento: cioè se un cittadino percepisce uno stipendio di 400 euro al mese, lo Stato lo integra con un assegno di 200 euro per far sì che raggiunga il tetto prefissato di 600 euro.

 

La proposta di reddito di cittadinanza va a braccetto con la riforma dei Centri Per l’Impiego per come li conosciamo oggi, forse nodo ancor più cruciale e innovativo. I Centri Per l’Impiego, che oggi vivono una condizione quasi di paralisi, verranno coordinati e gestiti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I cambiamenti saranno in due direzioni: da un lato i CPI saranno spinti a proporre ai candidati lavori che effettivamente rispecchiano le loro capacità e competenze, mentre dall’altro ai disoccupati iscritti (e che percepiscono dunque il reddito minimo garantito) verranno fatte tre congrue proposte di lavoro. Al rifiuto della terza proposta automaticamente i soggetti perderanno il diritto a percepire il sussidio.

 

Il reddito di cittadinanza, nelle sue diverse varianti, è applicato in larga scala in quasi tutta Europa e sembra proprio che funzioni.
Ce la faremo anche noi? O sarà l’ennesima buona iniziativa a finire castrata da inutili apparati burocratici di maniera?

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